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New Horizons avvista il pianeta nano Quaoar


Durante il suo tour nella fascia di Kuiper per raggiungere il prossimo target, l’oggetto 2014 MU69, la sonda della NASA New Horizons ha avvistato il pianeta nano Quaoar.


Quaoar è un oggetto transnettuniano grande più o meno la metà di Plutone (1.100 chilometri di diametro), scoperto nel 2002 dagli astronomi Chad Trujillo e Michael Brown del California Institute of Technology, oggi diventati famosi per la ricerca del Nono Pianeta.

La fotocamera Long Range Reconnaissance Imager (LORRI) ha ripreso quattro frame il 13 ed il 14 luglio.

Ogni riquadro della composizione in apertura è formato da uno stack di 24 immagini per un tempo di esposizione totale di 239 secondi: “A” è stato ripreso il 13 luglio alle 02:00 UT; “B” il 13 luglio alle 04:08 UT; “C” il 14 luglio ale 00:06 UTC; “D” il 14 luglio alle 02:18 UTC.

Quando sono state scattate queste foto, Quaoar si trovava approssimativamente a 6,4 miliardi di chilometri dal Sole e 2,1 miliardi di chilometri da New Horizons.

Dal punto di vista della sonda, il pianeta nano è solo parzialmente illuminato, un’immagine molto diversa rispetto alle osservazioni effettuate dalla Terra dove l’oggetto è quasi completamente illuminato. Queste prospettive molto diverse offrono agli scienziati l’importante opportunità di studiare come la luce viene dispersa dalla superficie.

Dopo l’osservazione di questo corpo celeste, New Horizons punterà su un altro oggetto della Fascia, designato con il nome in codice di 2014 MU69. Ritenuto una delle realtà più antiche del Sistema Solare, 2014 MU69 non era ancora stato scoperto quando la sonda fu lanciata il 19 gennaio 2006 e dovrebbe essere raggiunto il 1° gennaio 2019.

Tornando al target primario di New Horizons, è stata resa disponibile una nuova immagine dell’area meridionale di Plutone immortalata al momento del rendez-vous.

La zona, che si trova a sud della scura fascia scura equatoriale chiamata informalmente ‘Chtulu Regio’ e a sud-ovest della cosiddetta ‘Sputnik Planum’, presenta tratti particolari e utili per approfondire le dinamiche geologiche del pianeta nano.

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A destare l’interesse degli studiosi sono state soprattutto le montagne, che si mostrano come se fossero ricoperte di neve. In realtà, i dati sulla composizione chimica di queste singolari coperture hanno rivelato che si tratta di metano atmosferico condensatosi sulle superfici più elevate. Invece, le valli che appaiono profondamente incassate tra alcuni gruppi montuosi potrebbero essere il frutto dell’azione del ghiaccio di azoto che un tempo copriva questa zona.

Quindi, pur declassato dall’Unione Astronomica Internazionale dieci anni fa, Plutone continua a schiudere nuovi scenari di ricerca agli studiosi come se volesse prendersi una rivincita.

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