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L’ingannevole Eta Carinae


Scoperto il passato turbolento del sistema stellare noto per una violenta esplosione avvenuta a metà del XIX secolo. La ricerca pubblicata su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.


Si trova a circa 7mila anni luce dalla Terra, nella Nebulosa della Carena, e da oltre 170 anni sta disorientando gli esperti con la sua luminosità variabile: la ‘diva’ dalla natura capricciosa è Eta Carinae, un sistema binario molto massiccio, ora al centro dello studio “Ancient eruptions of Eta Carinae: a tale written in proper motions” pubblicato di recente sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.

Risale al 1843 la prima volta in cui Eta Carinae (foto accanto) ha fatto parlare di sé, stupendo gli astronomi impegnati ad osservare il cielo dell’emisfero australe: un astro poco appariscente che divenne talmente luminoso da offuscare le altre stelle ad eccezione di Sirio. Ma il fulgore era destinato a non durare e, nel decennio successivo, Eta Carinae ha iniziato ad affievolirsi fino a non poter essere osservata ad occhio nudo.

Apparentemente, quindi, l’exploit di quello che poi è stato classificato come un sistema stellare binario farebbe pensare ad una classica e vistosa ‘uscita di scena’ come supernova. Tuttavia, Eta Carinae non era intenzionata a intonare il ‘canto del cigno’ e, dopo un periodo di scarsa luminosità, a metà del XX secolo ha iniziato nuovamente a risplendere.

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Gli studiosi definiscono queste particolari realtà con il nomignolo di ‘supernova impostore’: Eta Carinae, infatti, pur avendo emesso una notevole quantità di materiale nel 1843, è rimasta al suo posto in attesa di stuzzicare la comunità scientifica con ulteriori interrogativi.

Gli autori della nuova ricerca hanno analizzato a fondo i ritratti che il telescopio Hubble ha scattato al bizzarro sistema tra il 1993 e il 2014 e hanno scoperto che prima della cosiddetta ‘Grande Esplosione’ del 1843 Eta Carinae ha conosciuto altri momenti di turbolenza a partire addirittura dal XIII secolo.

Per giungere a questa conclusione gli studiosi hanno analizzato la Nebulosa Homunculus, lo scenografico insieme di gas e polveri che avvolge il sistema stellare e che si è formato in conseguenza della ‘Grande Esplosione’.

Infatti, il tasso di espansione del gas al di fuori di Homunculus ha evidenziato che tale processo avviene con lentezza e che dev’essere iniziato secoli prima del fatidico 1843.

Le misurazioni condotte dai ricercatori ipotizzano l’esistenza di altre due esplosioni nella storia di Eta Carinae, avvenute presumibilmente a metà del XIII secolo e a metà del XVI. Le varie esplosioni sono evidenziate con frecce di colore diverso nell’immagine accanto (Credits: Kiminki et al./NASA).

La causa che ha prodotto queste esplosioni clamorose nell’arco di sei secoli, se esse siano da attribuire ad un ‘meccanismo’ ricorrente e quale futuro attenda Eta Carinae sono i principali interrogativi che si pongono ora gli studiosi. In ogni caso, il sistema binario schiude nuove prospettive di ricerca sui fenomeni di instabilità durante la vita di un astro particolarmente massiccio.

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