La Grande Barriera Corallina è diventata più grande


La presenza di un secondo reef in acque australiane era nota da tempo, ma nessuno immaginava fosse così esteso: è grande 7 volte e mezzo New York.


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La mappa del reef nascosto, con la struttura dei bioermi calcarei. In blu le aree più profonde, in rosso le più superficiali.

Un imponente, in gran parte inesplorato, secondo reef è stato individuato in acque profonde a nord della Grande Barriera Corallina australiana, tra lo Stretto di Torres (tra Australia e Nuova Guinea) e Port Douglas, nel Nord del Queensland.

La presenza di un’altra barriera in queste acque era nota dagli anni ’70, ma nessuno immaginava si estendesse per 6.095 km quadrati, un’area pari 7 volte e mezzo la città di New York (e tre volte più estesa di quanto si credesse).

Il reef è stato mappato dalla Marina australiana con la tecnica LiDAR (Light Detection and Ranging o Laser Imaging Detection and Ranging), che utilizza impulsi laser per misurare la distanza da un oggetto. I ricercatori della James Cook University, Queensland University of Technology, e Università di Sydney, che hanno esaminato i dati, pensano che il reef non sia fatto di coralli ma dai depositi calcarei di un’alga verde (Halimeda), che quando muore calcifica lasciando dietro di sé cumuli sedimentari chiamati bioermi.

Queste strutture dalla forma a ciambella, di 200-300 metri di diametro e 30 di spessore, si trovano a profondità di 20-50 metri, proibitive anche per i sub più esperti. Si sta ora cercando di capire se anche questo reef risenta degli effetti del global warming, e in che misura.

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