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Leone marsupiale estinto della grandezza di uno scoiattolo scoperto in Australia


I resti fossili di una nuova specie di piccolo leone marsupiale che, circa 18 milioni di anni fa, viveva nelle lussureggianti foreste pluviali dell’Australia settentrionale, sono stati rinvenuti nella Riversleigh World Heritage Area, una delle quattro grandi aree più ricche di fossili esistenti al mondo, vasta 100 chilometri quadrati e situata nel Queensland nord-occidentale.

Il team della University of New South Wales (UNSW), che ha realizzato la scoperta, ha chiamato la nuova specie Microleo attenboroughi, per le piccole dimensioni e in onore di Sir David Attenborough, famoso naturalista e conduttore televisivo di documentari naturalistici per la BBC, in riconoscimento dell’impegno e della diffusione da lui profusi per la conoscenza di questo straordinario parco naturale.

La nuova specie è molto più piccola degli altri membri di questa famiglia estinta di leoni marsupiali, i Thylacoleonidae, cui appartiene anche il più famoso, ma ben più grande Thylacoleo carnifex, di dimensioni simili a quelle di un leone, vissuto in quella regione molto più tardi, fino a 46mila anni fa.

Microleo attenboroughi poteva essere considerato il ‘gattino’ di questa famiglia; certamente più grazioso, ma non meno feroce degli altri membri”, spiega l’autrice dello studio, Anna Gillespie, ricercatrice dell’UNSW. “Non aveva né le dimensioni di un leone e neanche quelle di una lince. Questo leone miniaturizzato pesava soltanto circa 600 grammi e le dimensioni erano più vicine a quelle di uno scoiattolo”.

La nuova specie viene descritta nella rivista Paleontologia Electronica, sulla base di un campione fossile di una parte del cranio e di alcuni denti, che includono un premolare allungato, affilato come una lama e da alcuni robusti molari, coerenti con le altre specie di questa famiglia di carnivori marsupiali, che occupò quel territorio dal tardo Oligocene al Pleistocene.

Microleo attenboroughi è stato recuperato da un deposito calcareo che si ritiene si sia formato in acque stagnanti, un ambiente di foresta pluviale di circa 19 milioni di anni fa, nel tardo Miocene.

Il deposito di fossili ha già restituito alla luce una ricca fauna, costituita da molte specie di opossum e canguri, ornitorinchi dentati, piccoli koala e migliaia di pipistrelli, pesci, tartarughe, lucertole, nonchè vari tipi di uccelli, tra cui cicogne e pappagalli australiani.

“Nonostante le dimensioni ridotte rispetto al Thylacoleo carnifex del Pleistocene – ultimo leone marsupiale di questa particolare megafauna – la nuova specie fu uno dei più svariati carnivori esistenti nell’antico ecosistema della foresta pluviale di Riversleigh”, afferma il professor Mike Archer, membro del team di ricerca della UNSW.

La grande diversità osservata nei leoni marsupiali di Riversleigh non trova riscontro in nessun’altra documentazione fossile del continente.

“Il minuscolo Microleo condivise, nel Miocene, queste foreste pluviali del Nord con due altre specie di leoni marsupiali un po’ più grandi, uno delle dimensioni di un gatto, l’altro delle dimensioni di un cane”, spiega ancora Gillespie. “Anche se vi fu competizione con queste altre specie, probabilmente venne però utilizzata verso prede di differenti dimensioni. E’ probabile che per sopravvivere, Microleo si sia cibato di insetti e di piccoli vertebrati, come lucertole e uccelli, cercando di evitare di diventare lui stesso una preda per i suoi parenti più grandi”.

“Il Miocene inferiore dell’Australia settentrionale, come documentato dalle migliaia di fossili di Riversleigh, fu un periodo di condizioni climatiche miti e molto umide, con una diversità di mammiferi più simile a quella che si osserva oggi nel Borneo più che in qualsiasi altra parte d’Australia”, ribadisce Suzanne Hand, coautrice dello studio

Curiosamente, anche se nei 40 anni di ricerca è stata rinvenuta un’infinità di ossa e denti disseminati nella regione di Riversleigh, è stato recuperato un solo esemplare di questo piccolo carnivoro, fatto che potrebbe essere indicativo della rarità di questa specie, anche se si tratta solo di un’ipotesi tutta da verificare.

“Gli interrogativi sul resto del cranio e dello scheletro, che potrebbero chiarire ulteriormente gli aspetti del suo stile di vita, così come la causa della sua scomparsa, debbono attendere la scoperta di altri esemplari più completi per essere chiariti”, conclude Archer.

L’argomento esposto ci porta a trarre una considerazione finale, in linea con le conclusioni degli stessi studiosi della UNSW.

Anche se è solo una ipotesi non ancora sufficientemente suffragata da prove certe, è tuttavia presumibile che la scomparsa dei leoni marsupiali australiani sia da porsi in stretta connessione con l’inaridimento del clima e la desertificazione della regione, eventi che sono oggi di stretta e drammatica attualità.

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