Curiosity osserva spettacolari formazioni rocciose stratificate


Il rover Curiosity ha inviato a Terra alcune immagini a colori dell’area in cui realizzerà una nuova perforazione. Assomiglia, per certi versi, ad un paesaggio terrestre, solo che possiede miliardi di anni.


Il rover Curiosity si trova ancora alla base del monte Sharp che si trova all’interno del grande cratere Gale. Presto inizierà a salire i versanti più impervi, con una serie di problematiche relative alle possibili contaminazioni. Obiettivo: ricostruire la storia delle inondazioni che il cratere ha subito negli ultimi 3 miliardi e mezzo di anni, studiando la successione degli strati rocciosi che, come un libro, testimoniano le condizioni che vi erano nel passato.

Ma intanto, proprio in queste ore, Curiosity si è parcheggiato in un’area chiamata “Quela” dove nei prossimi giorni effettuerà la quattordicesima perforazione e dove ha scattato una serie di immagini davvero affascinanti (e interessanti dal punto di vista geologico).

Mostrano strati rocciosi con uno spessore che vanno da pochi centimetri a diversi decimetri e ricordano molto da vicino alcuni paesaggi terrestri.

Dalle prime impressioni sembra che gli strati siano composti da arenarie, ossia rocce risultato della compattazione di sabbie, probabilmente vulcaniche. Le analisi ravvicinate hanno permesso di affermare che se Sharp è più o meno composta da strati simili a quelli osservati, allora ha impiegato circa 2 miliardi di anni per formarsi. Ecco un’analisi delle ultime immagini.

Il passato geologico di Marte si rivela nel minimo dettaglio nelle nuove immagini a colori restituite dal rover Curiosity che sta attualmente esplorando la regione “Murray Buttes” ai piedi del Monte Sharp.

I buttes e le mesas di Marte visti in questa regione sono i resti erosi di antiche rocce di arenaria. “Lo studio di questi Buttes visti da vicino ci ha dato una migliore comprensione delle antiche dune di sabbia che si sono formate e sono stati poi sepolte, chimicamente modificate dalle acque sotterranee e infine dissotterrate ed erose per formare il paesaggio che vediamo oggi”, ha detto Vasavada.

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