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Un ‘cappello’ rosso per Caronte


Spiegata l’origine dell’alone colorato sulla calotta polare nord della luna più grande di Plutone. Lo studio, condotto sui dati di New Horizons, sarà pubblicato su Nature.


Ha un’aura rossastra che, come un copricapo, si estende sulla zona estrema del suo emisfero settentrionale e ha stupito la comunità scientifica per questa particolarità ‘inedita’ nel Sistema Solare: stiamo parlando di Caronte, il satellite naturale più imponente tra quelli dell’entourage di Plutone e il primo ad essere scoperto, nel 1978.

Sono state le immagini scattate da New Horizons, durante l’avvicinamento all’ex nono pianeta del nostro sistema planetario, a svelare la zona che dà un tocco di colore al polo nord di Caronte. Le indagini condotte dal team della missione sui dati raccolti dalla sonda della NASA hanno portato alla realizzazione di uno studio che sarà pubblicato a breve sulla rivista Nature.

Chiamata informalmente “Mordor Macula”, nickname che rimanda all’universo fantasy de Il Signore degli Anelli, la zona polare nord di Caronte deve, secondo i ricercatori, la sua particolare nuance all’influenza di Plutone. Il metano presente nell’atmosfera del pianeta nano, infatti, sfugge e viene catturato dalla forza di gravità della vasta luna, congelandosi sulla superficie ghiacciata del polo. A questa ‘fuga’ di metano, per gli studiosi, segue un processo chimico dovuto alla luce ultravioletta del Sole che trasforma il gas in idrocarburi più pesanti e infine in materiali organici di colore rossastro, denominati toline.

Per giungere a queste conclusioni il team di ricerca si è basato sia sui dati di New Horizons, sia su modelli informatici relativi all’evoluzione del ghiaccio sui poli di Caronte, centrandosi soprattutto sulle condizioni che hanno portato alla cattura del metano.

I modelli, fondati sul periodo in cui Plutone e Caronte orbitano intorno al Sole (248 anni), mostrano i poli della luna caratterizzati da condizioni climatiche estreme. Tali condizioni sono connesse ai lunghi periodi di alternanza tra luce e buio, un secolo per ciascuno, che comportano variazioni di temperatura soprattutto durante la fase di oscurità. In questo caso, la temperatura cala anche a -257 gradi Celsius, facendo ghiacciare il metano.

La gelida coltre resiste fino al ritorno della luce solare e mentre il metano ghiacciato entra in una fase di sublimazione, gli idrocarburi più pesanti che ne derivano rimangono sulla superficie di Caronte. I residui, irradiati dal Sole, danno luogo alle toline dal colore rossastro. L’accumulo di queste sostanze, nel corso di milioni di anni, ha infine creato il ‘cappello’ scarlatto che contraddistingue il polo settentrionale del corpo celeste. Grazie alle osservazioni di New Horizons, si è potuto evincere che anche il polo sud di Caronte, immerso nell’oscurità al momento del passaggio della sonda, presenta questo fenomeno.

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