This rendering shows a snapshot from a cosmological simulation of a Lyman-alpha Blob similar to LAB-1. This simulation tracks the evolution of gas and dark matter using one of the latest models for galaxy formation running on the NASA Pleiades supercomputer. This view shows the distribution of gas within the dark matter halo, colour coded so that cold gas (mainly neutral hydrogen) appears red and hot gas appears white. Embedded at the centre of this system are two strongly star-forming galaxies, but these are surrounded by hot gas and many smaller satellite galaxies that appear as small red clumps of gas here. Lyman-alpha photons escape from the central galaxies and scatter off the cold gas associated with these satellites to give rise to an extended Lyman-alpha Blob.

Cosa si cela dentro Blob LAB-1


L’osservatorio ESO ha rivolto lo sguardo verso una struttura gassosa, enigmatica e lontanissima di nome Blob Lyman Alpha, svelando che nel suo ventre si celano nursery stellari molto popolose.


Un’affollata fucina di stelle neonate, calde e brillanti si nasconde nel cuore del Blob LAB-1. Parola di ALMA – Atacama Large Millimeter Array – il radiointerferometro dello European Southern Observatory che, puntato in direzione dell’Universo remoto, ha individuato una rara e misteriosa struttura gassosa appartenente alla classe dei Blob Lyman-alfa. Conosciuti confidenzialmente come Blob o LAB, questi esotici inquilini sono tra gli oggetti celesti più grandi che conosciamo, formati da gigantesche nubi di idrogeno gassoso che si estendono a distanze cosmiche elevate e che brillano nella luce ultravioletta – nota anche come emissione Lyman-alpha.

Infographic explaining how a Lyman-alpha Blob functions
This diagram explains how a Lyman-alpha Blob, one of the largest and brightest objects in the Universe, shines.

Il più rappresentativo e studiato del genere è il Blob LAB-1: collocato a 11,5 miliardi di anni luce dalla Terra, nascosto nel cuore di un ammasso, è stato il primo della sua specie ad essere scoperto nel 2000. Il brillante LAB-1 è finito nell’occhio di ALMA, che ha sfruttato il proprio potenziale per osservare la luce prodotta da fredde nubi di gas nell’Universo lontano fino ad isolare le emissioni sub-millimetriche provenienti dal Blob.

Combinando i dati di ALMA con quelli prodotti attraverso lo strumento MUSEMulti Unit Spectroscopic Explorer – istallato sull’osservatorio VLT, è stato possibile produrre una mappa delle radiazioni Lyman-alfa, individuate nel ventre della struttura dove nascono stelle ad un ritmo 100 volte più elevato di quello cui la Via Lattea sforna nuove star.

Anche i telescopi Hubble e Keck hanno fornito il loro contributo trovando numerose galassie attorno al blob che ricaricherebbero le nursery del Blob con il loro materiale, contribuendo così a mantenere alto il tasso di natalità degli astri.

Lo studio potrà essere d’aiuto per rispondere a molte delle domande circa la vera natura di questi enigmatici oggetti: il team di ricerca sostiene che l’aspetto assunto da ogni Blob è tale in virtù della luce ultravioletta generata durante i processi di formazione stellare e irradiata in un ambiente carico di idrogeno gassoso. L’effetto sarebbe simile a quello di un lampione acceso durante una notte di nebbia – la luce viene dispersa dalle minuscole gocce d’acqua illuminando in maniera diffusa.

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