“Addio”, materia oscura


Uno studio basato sui dati di Spitzer prende in esame la curva di rotazione galattica, un parametro che lega velocità di rotazione e raggio. Il ritmo di marcia costante di stelle o gas sarebbe determinato dalla presenza di materia visibile.


Un girotondo a velocità costante che nega il ruolo della materia oscuranelle dinamiche interne ad una famiglia di stelle. Porta la firma della Case Western Reserve University l’ultimo studio a tema galattico, pubblicato sulla rivista Physical Review Letters e sulla piattaforma arXiv.org, che mette sotto esame 153 galassie– a spirale e irregolari, di vario taglio, dalle più grandi a quelle nane – alcune con rigonfiamento centrale altre senza, per studiare un parametro noto come rotation curve. Si tratta di una misura astronomica che mette in relazione la velocità orbitale delle stelle o dei gas all’interno di una galassia con la distanza radiale dal centro della stessa. In scala ben più ampia, è lo stesso rapporto che lega il periodo di rivoluzione di un pianeta alla distanza che lo separa dal Sole.

Già nel 1970 una coppia di ricercatori, Vera Rubin e Albert Bosma, notò che la velocità di rotazione di una galassia a spirale non diminuiva all’aumentare del suo raggio, contravvenendo alla Legge di Newton. Il motivo di tale anomalia era da ricercare nella presenza invisibile della enigmatica materia oscura che forniva una spinta gravitazionale aggiuntiva. Le analisi odierne, elaborate sulla base dei dati prodotti dal telescopio NASA Spitzer, ribaltano questa prospettiva scardinando l’ipotesi dark matter: l’accelerazione osservata rispetto al raggio galattico – la rotation curve – sarebbe in relazione con la spinta gravitazionale esercitata soltanto dalla materia visibile e il legame velocità costante/raggio sarebbe l’equivalente di una legge di natura sinora sconosciuta. Lo studio, boicottando la componente oscura, apre nuovi scenari per la comprensione delle dinamiche fisiche che regolano l’equilibrio dell’Universo.

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