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Un potenziale oceano liquido nascosto sotto la superficie di Plutone


Un nuovo studio di un team di ricerca coordinato dalla Brown University confermerebbe la presenza di un oceano liquido nascosto sotto la superficie di Plutone. La ricerca combina i dati della sonda New Horizons con simulazioni al computer e modelli termici.


È il più lontano e il meno considerato, tanto da essere stato persino declassato a pianeta nano: stiamo parlando di Plutone, ultimo inquilino del nostro Sistema Solare, che nonostante il trattamento poco lusinghiero riservatogli dall’Unione Astronomica Internazionale ha non pochi motivi per far parlare di sé.

L’ultima notizia che ha messo in fermento gli astronomi è la scoperta di un potenziale oceano liquido nascosto sotto la superficie di Plutone.

L’ipotesi, proveniente da un team di ricerca coordinato dalla Brown University americana, confermerebbe la possibilità (già intravista nei mesi scorsi) di una presenza d’acqua sotto la crosta ghiacciata del pianeta nano.

Il nuovo studio, pubblicato su Geophysical Research Letters, utilizza le informazioni raccolte da New Horizons, la sonda NASA che dal 14 luglio 2015 ci sta aiutando a svelare il vero volto di Plutone. I dati di New Horizons sono stati poi combinati con una serie di modelli termici per ricostruire gli strati più interni dell’ultimo pianeta del nostro sistema planetario.

In questo modo i ricercatori sono riusciti a individuare con grande precisione il presunto oceano plutonico, che si estenderebbe per oltre 100 chilometri sotto la superficie del pianeta.

In particolare gli scienziati si sono focalizzati su Sputnik Planum, l’enorme bacino di Plutone la cui antica origine a seguito di un forte impatto potrebbe essere in qualche modo collegata all’attuale posizione dell’oceano nascosto.

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“Un cratere a impatto – spiega Brandon Johnson, prima firma dell’articolo – è sostanzialmente un buco nel suolo. Se prendi una certa quantità di materiale e la elimini a seguito di uno schianto, ti aspetteresti di avere una anomalia di massa negativa; ma questo non è quanto osserviamo nel bacino Sputnik Planum”.

Questa ‘anomalia al contrario’, ovvero il fatto che non si registrasse alcuna perdita di massa in corrispondenza del cratere, è stato il primo elemento a far pensare che il materiale in eccesso fosse in realtà dato dal possibile peso dell’acqua al di sotto della superficie ghiacciata di Plutone.

“Questo scenario – continua Johnson – richiede la presenza di un oceano liquido. Noi abbiamo costruito delle simulazioni al computer dell’impatto per verificare la credibilità della nostra ipotesi; ciò che abbiamo trovato è stato che l’anomalia di massa positiva è strettamente legata allo spessore dello strato oceanico. Ma dipende anche dalla salinità dell’oceano, perché la presenza di sale influenza la densità dell’acqua.”

Da questi calcoli i ricercatori hanno perfezionato i modelli termici dell’interno plutonico, arrivando così anche a determinare l’ipotetica composizione di questa immensa distesa d’acqua intrappolata dal ghiaccio di Plutone.

Il risultato è stato inaspettatamente familiare: se davvero esiste, questo oceano nascosto contiene una quantità di sale molto simile a quella del nostro Mar Morto terrestre.

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