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Mercurio in fermento


Dalle immagini della missione MESSENGER della NASA individuate formazioni geologiche che attestano il dinamismo del pianeta. La ricerca sarà pubblicata su Nature Geoscience.


Piccole formazioni scoscese che ricordano dei gradini: sono le strutture recentemente rilevate sul volto del primo pianeta del Sistema Solare grazie ad un’indagine condotta sui ‘ritratti’ scattati dalla sonda MESSENGER della NASA.

Questi nuovi elementi hanno particolarmente suscitato l’interesse degli studiosi che li reputano emblematici dell’attività tettonica di Mercurio. I risultati sono illustrati nell’articolo “Recent tectonic activity on Mercury revealed by small thrust fault scarps”, che verrà pubblicato a ottobre sulla rivista Nature Geoscience.

I pendii oggetto dello studio appaiono giovani da un punto di vista geologico e questa peculiarità ha indotto gli esperti a ritenere che il pianeta si stia ancora raffreddando e contraendo. La ‘vivacità geologica’, quindi, non sarebbe solo appannaggio della Terra, come si pensava in precedenza.

Una specifica ricognizione della superficie di Mercurio è stata effettuata da MESSENGER durante gli ultimi 18 mesi della missione, quando l’altitudine della sonda è stata abbassata per scrutare il suolo del corpo celeste ad alta risoluzione. Sono state proprio queste immagini a svelare la presenza di queste piccole faglie (evidenziate nella foto in basso a destra), la cui giovane età è comprovata anche dalla loro ‘sopravvivenza’ ad agenti esterni quali meteoriti e comete. Queste formazioni, inoltre, sono paragonabili a delle realtà analoghe individuate sulla Luna, anch’esse indicative del fatto che pure l’unico satellite naturale della Terra si sta contraendo.

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L’individuazione delle faglie è coerente con altre recenti scoperte relative al campo magnetico di Mercurio e al lento raffreddamento del suo nucleo esterno. Il pianeta, quindi, non è stato attivo solo in un lontano passato, anzi è probabile che possa essere interessato anche da terremoti.

MESSENGER (MErcury Surface, Space ENvironment, GEochemistry and Ranging), progettata per studiare le caratteristiche e l’ambiente del pianeta ‘battezzato’ con il nome del messaggero degli dei, è stata lanciata il 3 agosto 2004 da Cape Canaveral ed è arrivata a destinazione dopo quasi sette anni, il 18 marzo 2011. Il 30 aprile 2015 la vita operativa della sonda è terminata con un ‘tuffo’ sulla superficie di Mercurio.

Prima di MESSENGER, solo un altro manufatto umano si era spinto a far visita al piccolo pianeta roccioso: Mariner 10 della NASA, che nel 1974 e nel 1975 aveva effettuato due fly-by e aveva già individuato delle formazioni scoscese, la cui esistenza è stata poi confermata da MESSENGER.

Mercurio non rimarrà solo a lungo. A raccogliere il testimone e proseguire lo studio sul pianeta sarà nel 2018 la missione Bepi Colombo, che vede l’Italia, tramite l’Agenzia Spaziale Italiana, coinvolta con un contributo scientifico di alto livello.

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