E se diventassimo tutti vegetariani?


In base al Rapporto Italia 2016 di Eurispes – un istituto privato di ricerca e statistica – il 7,1 per cento di chi vive in Italia è vegetariano, e l’1 per cento è vegano. Il dato si basa su interviste e questionari, ed esistono diversi modi di essere vegetariani (a seconda delle scelte e della costanza) e sondaggi diversi con numeri di poco diversi, ma è comunque significativo: una parte minoritaria ma rilevante di italiani è vegetariana – per gusto, per dieta o per etica – e quella parte è in crescita. È impossibile avere dati certi ma sembra che lo stesso stia succedendo in gran parte del mondo o almeno dell’Occidente. BBC Future – la sezione di BBC che si occupa di tecnologia e scienza, spesso provando a rispondere a domande bizzarre – ha provato a immaginare cosa succederebbe se l’intera popolazione mondiale diventasse all’improvviso vegetariana.BBC Future ha parlato con esperti e studiosi di vari settori, guardando la cosa da diversi punti di vista, capendo che qualcosa migliorerebbe ma ci sarebbero anche molti gravi problemi che «danneggerebbero milioni, se non miliardi, di persone». Ci sono, per cominciare, due grandi punti di vista, quello dei paesi sviluppati e quelli dei paesi poveri o in via di sviluppo: Andrew Jarwis – che lavora in Colombia per il CIAT (il Centro Internazionale per l’Agricoltura Tropicale) – ha detto che nei paesi sviluppati il vegetarianismo «porterebbe ogni tipo di beneficio per l’ambiente e la salute, ma in quelli in via di sviluppo ci sarebbero effetti negativi sulla povertà delle persone».Jarvis e alcuni suoi colleghi hanno ipotizzato cosa succederebbe: per prima cosa cambierebbe il clima, in meglio, perché l’industria dell’allevamento è responsabile di una parte rilevante delle emissioni di gas serra. BBC Future ha scritto che «una famiglia media americana di quattro persone emette più gas serra attraverso la carne che consuma che per le due auto che guida». Senza carne e senza allevamenti l’ambiente se la passerebbe quindi molto meglio, per i ricchi e per i poveri. Marco Springmann, un ricercatore del programma Future of Food dell’università di Oxford, ha provato a dire quanto meglio attraverso un modello informatico: se tutti diventassero vegetariani entro il 2050 «le emissioni dovute alla produzione di cibo diminuirebbero del 60 per cento, del 70 per cento se tutti diventassero vegani».In più, e questo è un argomento più comune, le aree che servono per allevare animali e per far crescere alimenti con cui nutrirli sono tante, e se sfruttate in altro modo potrebbero aumentare il verde, la biodiversità e la produzione di altri alimenti. Al mondo ci sono cinque miliardi di ettari – 50 milioni di chilometri quadrati – destinati all’agricoltura e all’allevamento, e il 68 per cento è destinato solo all’allevamento. Secondo BBC Future basterebbe usare il 20 per cento di quelle aree per coltivare alimenti per sostituire la carne, il resto potrebbe essere lasciato per foreste e zone verdi. Il 20 per cento sarebbe sufficiente perché, al momento, «un terzo delle aree dedicate alla coltivazione serve a nutrire animali, non persone». Servirebbero però tempo e investimenti economici perché quei terreni sarebbero impoveriti e, come ha detto Jarvis, «non basta togliere le mucche e aspettare che una foresta ricresca subito, da sola».Si dovrebbe poi pensare a chi di allevamento ci vive: qualcuno potrebbe passare all’agricoltura e qualcun altro dovrebbe continuare a occuparsi degli animali che venivano allevati. Se dovessero sparire tutti sarebbe un problema per la biodiversità ma anche per il paesaggio. Peter Alexander, un ricercatore di socio-ecologia dell’università di Edimburgo, in Scozia, ha detto: «Se togliessimo tutte le pecore, il paesaggio cambierebbe e ci sarebbero potenziali problemi per la biodiversità». Più in generale, nel mondo ci sono circa 3,5 miliardi di ruminanti e decine di miliardi di polli.Ma anche volendo non si potrebbe trovare lavoro per tutti quelli che al momento lavorano nell’allevamento, perché un terzo della superficie mondiale è fatta di terre aride o semi aride, che vanno bene solo per il pascolo, non per l’agricoltura. Ben Phalan, un ricercatore dell’università di Cambridge, ha detto: «Senza l’allevamento la vita in certi territori diventerebbe quasi certamente impossibile per alcune persone». In passato alcuni abitanti del Sahel – un’area dell’Africa piuttosto estesa, a sud del Sahara e nord dell’equatore – provarono a passare dall’allevamento all’agricoltura: andò male. Un altro problema riguarda le popolazioni nomadi, come i berberi o molti mongoli: come farebbero? Passare a una vita sedentaria non sarebbe come una perdita della loro identità? Allo stesso modo, la carne – e gli animali da allevamento – hanno molti significati per molte culture, al di là dell’alimentazione.Se tutti diventassero vegani la gente morirebbe più tardi, perché – in generale – avrebbe meno tumori, infarti e problemi di diabete. BBC Future ha scritto anche – sempre in base a modelli elaborati da esperti del settore – che una dieta vegetariana globale «salverebbe sette milioni di vite l’anno». Meno malati e meno malattie vorrebbe anche dire meno spese: si stima un risparmio di circa il 2-3 per cento sul Prodotto Interno Lordo di tutti i paesi del mondo. Bisognerebbe però essere in grado di sostituire la carne e sopperire alle calorie e alle componenti nutrienti che porta a chi la mangia. È a questo punto che ci sarebbero problemi per i paesi in via di sviluppo: ex allevatori senza lavoro e gran parte della popolazione che continuerebbe a non essere sufficientemente nutrita.

E se scegliessimo di non diventare tutti vegetariani domani?

Ovviamente le cose sarebbero meno drastiche, oltre che più realistiche, con più possibilità di controllare come vanno le cose. La risposta di BBC Future è comunque simile a quella di molti altri che si sono occupati della questione: sarebbe un guaio smettere TUTTI insieme di mangiare la carne, ma se da domani quasi tutti scegliessimo di mangiarne un po’ meno le cose andrebbero di certo un po’ meglio.

 

Sorgente: E se diventassimo tutti vegetariani? – Il Post