Alte energie per un mistero


Grazie alle osservazioni di DLX confermata l'origine della luce X nel vicinato galattico. All'orizzonte, nuovi interrogativi sulle sorgenti ad alta energia.


Più che un mistero “a tutta energia” sembra un gioco di scatole cinesi. Nella caccia alle emissioni a raggi X, uno degli argomenti più discussi tra gli astrofisici negli ultimi decenni, la missione NASA DXL – Diffuse X-ray emission from the Local galaxy – ha segnato punti decisivi alla risoluzione dei quesiti sulla provenienza della luce X nel nostro vicinato galattico, aprendo nel contempo il campo a nuovi interrogativi a catena. DXL – un payload a bordo del razzo White Sands Mission Range che il 13 dicembre 2012 ha volato per 15 minuti per catturare la emissioni X senza lo schermo dell'atmosfera terrestre – con il suo contributo già ha fornito dati utili a ricostruire le dinamiche della luce X: da dove viene, come viaggia, come interagisce.

Secondo l'ultima ricerca, pubblicata sull'Astrophysical Journal e basata sulle osservazioni di DXL, son più di due – come precedentemente ipotizzato – le sorgenti X reperibili nei dintorni della Via Lattea. Finora i responsabili delle emissioni X erano individuati nel vento solare – un flusso di particelle cariche prodotto dalla nostra stella che “duettando” con il gas neutro interstellare ne eccita gli elettroni, dando il là ad emissioni in banda X – e la misteriosa Local Hot Bubble.

Questa mastodontica bolla di gas ionizzato, mai avvistata ma solo supposta, avvolgerebbe come un guscio il Sistema Solare e sarebbe stata generata 10 milioni di anni fa da una serie di esplosioni di supernovae: le particelle che la compongono sarebbero cariche abbastanza da brillare alle lunghezze d'onda X.

Calcoli alla mano però i conti non tornano: il contributo in termini di raggi X fornito dal vento solare ammonta al 40% sul totale delle emissioni registrate, pertanto la restante parte della luce X dovrebbe provenire dalla Local Hot Bubble, di cui viene data per buona l'esistenza. Tuttavia, DXL ha misurato ulteriori bagliori in banda X che non possono essere ricondotti né al flusso solare né alla bolla gigante. Da dove vengono dunque i raggi X osservati nel nostro angolo di Universo, diversi da quelli prodotti dal vento o dalla Local Hot Bubble? Solo ulteriori studi potranno chiarire il mistero della luce X, aprendo una nuova scatola del gioco per scoprire un dettaglio o forse solo un nuovo interrogativo, sulle alte energie che transitano a “due passi” da casa.

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