Brodo primordiale come il miele


Scoperto nuovo ingrediente base della zuppa primordiale. Secondo gli astrobiologi del Georgia Institute of Technology, è un addensante che rende viscoso il brodo primitivo. Consentendo ai progenitori del DNA di auto-duplicarsi.


È uno dei grandi interrogativi della scienza moderna. Come si sono formate le prime molecole biologiche alla base della vita? Gli scienziati hanno provato più volte a riprodurre in laboratorio gli ingredienti del cosiddetto brodo primordiale. Ma la ricetta della vita non è ancora stata compresa.

Uno degli aspetti poco chiari è, ad esempio, come hanno fatto i progenitori del DNA a replicarsi da soli, senza l’aiuto di molecole enzimatiche, come avviene nelle cellule. Secondo un team di studiosi del Georgia Institute of Technology, l’ingrediente base della zuppa primordiale in grado di consentire ai geni primitivi di auto-duplicarsi potrebbe essere un addensante.

L’ipotesi è contenuta in uno studio pubblicato su Nature Chemistry, nell’ambito dell’Astrobiology Program della NASA.

“È un approccio differente da quello che è stato seguito finora. L’aggiunta di un solvente viscoso, di un addensante – spiega Christine He, prima firmataria dello studio, insieme a Isaac Gállego – può aver modificato l’ambiente fisico primordiale. E promosso i processi di auto-duplicazione che, altrimenti, non sarebbero avvenuti in condizioni ordinarie”.

Secondo gli studiosi americani, l’ambiente viscoso permetterebbe, infatti, ai precursori degli acidi nucleici, le molecole dell’ereditarietà, d’interagire il tempo necessario al processo di duplicazione. Mantenendo, in particolare, separati, aperti i filamenti delle primitive doppie eliche. Un compito che, all’interno delle cellule, è normalmente svolto dagli enzimi.

“È un po’ come far nuotare i precursori del DNA nel miele – spiega con un esempio Martha Grover, una delle autrici della ricerca -. In una soluzione viscosa, infatti, i piccoli nucleotidi (i mattoni di base di DNA e RNA, ndr), che si muovono rapidamente, hanno il tempo d’interagire con i filamenti più lunghi. E di essere assemblati gli uni agli altri nel corso del processo di duplicazione. Negli esperimenti che abbiamo effettuato in laboratorio – conclude la studiosa – il processo funziona”.

Il passo successivo sarà individuare la natura chimica di queste molecole addensanti, capaci di rendere viscosa la soluzione in cui pescava quel guazzabuglio di composti che ha consentito alla vita di prendere il sopravvento, e di perpetuarsi.

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