Le origini della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko


L’orbita percorsa, nel lontano passato, dalla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko.


Uno studio presentato allo European Planetary Science Congress ha ricostruito il percorso che ha portato la cometa di Rosetta nel Sistema Solare circa 10 mila anni fa.


Due astronomi del Centre for Planetary Science and Space Exploration della Western University, in Canada, hanno percorso a ritroso le probabili orbite battute dalla “paperella spaziale” in un remoto passato.

I risultati preliminari, ottenuti con modelli al computer basati sull’analisi statistica e ancora non pubblicati, sono stati presentati ieri, lunedì 17, a Pasadena (California), nel corso del Division for Planetary Sciences (DPS) ed European Planetary Science Congress (EPSC), da uno dei due scienziati, l’italiano Mattia Galiazzo, laureato a Padova, vincitore in Austria di una Schrödinger Fellowship e oggi ricercatore postdoc alla Western University, in Canada. Sono risultati che raccontano di una cometa giunta solo in tempi recenti, negli ultimi 10 mila anni, nel Sistema solare interno. Nei milioni di anni precedenti, stando ai calcoli di Galiazzo e del suo collega Paul Wiegert, 67P solcava le regioni più esterne della fascia di Kuiper, a circa due volte la distanza di Nettuno dal Sole.

«67P G-C è una Jupiter family comet, una cometa appartenente alla famiglia di Giove. Secondo un articolo di Levison & Duncan del 1997, la maggior parte di queste comete viene dalla Kuiper belt. Noi cerchiamo di verificare se questo è vero pure per 67P», spiega a Media INAF Galiazzo, «e in effetti troviamo che c’è un’alta probabilità che sia passata per lo scattered disk che precede l’evoluzione media dei KBO (oggetti della Kuiper Belt). In particolare, quello che cerchiamo di ricostruire è il tragitto recente più probabile. Ciò che emerge è che resta a lungo attorno alle 62 unità astronomiche, circa due volte la distanza di Nettuno dal Sole. Troviamo inoltre che la cometa è arrivata solo di recente, non più di 11 mila anni fa e non meno di 3 mila, entro l’orbita di Giove. Questo significa che è attiva da non più di 11 mila anni. Prima la cometa era un centauro, con orbita prevalentemente compresa fra quella di Saturno e quella di Nettuno. E prima ancora era stata un oggetto dello scattered disk (SDO). Un SDO può orbitare da 30 unità astronomiche (come Nettuno) fino a 100 e oltre».

«Il nostro studio non si spinge oltre le 120 unità astronomiche, perché non conosciamo ancora bene il Sistema solare, e riusciamo a guardare indietro nel tempo per 200 milioni di anni. I precedenti lavori non avevano guardato cosi indietro», osserva Galiazzo. «Quelli che ho presentato sono però solo i risultati delle integrazioni orbitali dal presente al passato. Ora sto studiando i dati dal possibile passato al presente».

Origini così distanti sono di grande interesse per gli scienziati, poiché implicherebbero che 67P sia costituita di materiale primordiale: minerali già esistenti, nella loro conformazione attuale, prima che si formasse la Terra. Ma le simulazioni di Galiazzo e Wiegert possono aiutare a chiarire anche altri aspetti. «Ci dicono da quanto tempo è attiva. Da dove vengono comete del genere, a due lobi. E quali orbite possono seguire, consentendo così di prevedere l’arrivo di altri oggetti simili, che potrebbero intersecare, nel corso della loro evoluzione orbitale, le orbite dei pianeti terrestri (Marte, Terra…). Portando acqua e materiali organici, come i cosiddetti “mattoni della vita”. Ma anche impatti».

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