Marte, acqua in fuga


La sonda MAVEN della NASA ha monitorato per un anno marziano l’atmosfera del pianeta, evidenziando le variazioni nella dispersione dell’acqua.


Da giorni è più che mai sotto i riflettori per ExoMars, la missione frutto di una cooperazione internazionale tra l’ESA e l’agenzia spaziale russa Roscosmos, e con una significativa partecipazione italiana fortemente sostenuta dall’ASI.  La star in questione è naturalmente Marte, che continua a guadagnarsi le prime pagine soprattutto per gli studi condotti sulla presenza di acqua.

Questa volta l’investigatore di turno è MAVEN (Mars Atmosphere and Volatile EvolutioN), sonda della NASA cui è stato affidato il compito di esplorare il livello superiore dell’atmosfera e la ionosfera del Pianeta Rosso, nonché le loro interazioni con il Sole e il vento solare.

Per un intero anno marziano – pari a 687 giorni terrestri – lo sguardo elettronico di MAVEN si è concentrato sulla fascia più alta dell’atmosfera del pianeta e ha rilevato le fluttuazioni che caratterizzano il processo di dispersione dell’acqua, connesso alla perdita di idrogeno (immagine in basso, realizzata con lo spettrometro IUVS –

Grazie alla sua suite di strumenti, la sonda ha potuto eseguire misurazioni a lungo termine che hanno evidenziato come la dispersione sia legata a fattori stagionali e sia spesso caratterizzata da picchi intensi: il culmine viene raggiunto quando Marte si trova più vicino al Sole, mentre si verifica un significativo calo nel periodo in cui il corpo celeste ne è lontano. Tra l’altro, nella fase di prossimità al Sole, è stato riscontrato che l’atmosfera del Pianeta Rosso subisce delle turbolenze, come, ad esempio, le tempeste di polvere.

L’idrogeno nella parte alta dell’atmosfera marziana deriva dal vapore acqueo presente nello strato inferiore e, secondo gli studiosi, le molecole d’acqua sono soggette all’azione della luce solare che libera gli atomi di idrogeno.

In un primo momento si riteneva che questo processo di dispersione fosse più o meno costante, ma le precedenti rilevazioni erano state episodiche e per avere un quadro più completo era necessario un monitoraggio protratto nel tempo, compito egregiamente svolto da MAVEN.

A tenere sotto controllo l’andamento dell’idrogeno, da differenti punti di vista, sono stati soprattutto quattro strumenti: SWIA (Solar Wind Ion Analyzer), STATIC (SupraThermal And Thermal Ion Composition), lo spettrometro IUVS (Imaging UltraViolet Spectrometer) e il magnetometro MAG.  Il team della missione utilizzerà i vari set di dati sia per approfondire i meccanismi del fenomeno di dispersione, sia per determinare la quantità di acqua che Marte ha perduto nel corso di miliardi di anni.

Lanciata il 18 novembre 2013 da Cape Canaveral, MAVEN è entrata nell’orbita del Pianeta Rosso il 21 settembre 2014 e dopo poco meno di due mesi, il 16 novembre, ha dato il ‘la’ alla sua attività di ricerca. La sonda ha ancora a disposizione quasi due anni per scandagliare l’atmosfera del corpo celeste, dato che recentemente è stata approvata l’estensione della missione fino al mese di settembre 2018.

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