Esopianeti d’acqua


Un team di astrofisici svizzeri ha simulato al computer la genesi di esopianeti terrestri intorno a stelle di massa piccola, come le nane rosse. Scoprendo che si formano nella cosiddetta fascia di abitabilità, e sono ricchi d’acqua.


È alta la probabilità di trovare pianeti simili alla Terra, con oceani profondi, in orbita nella cosiddetta fascia di abitabilità di stelle di massa ridotta, come le nane rosse.

Sono queste le conclusioni di uno studio di un team di astrofisici svizzeri dell’University of Bern, in corso di pubblicazione su Astronomy and Astrophysics, e già anticipate sull’archivio on line arXiv.

Lo studio è basato sulla simulazione al computer della formazione di una popolazione di pianeti in orbita intorno a stelle di massa dieci volte inferiore a quella del Sole.

Stelle come Proxima Centauri, la più vicina al Sistema solare, a soli 4,2 anni luce di distanza, intorno alla quale nei mesi scorsi si è scoperto che orbita un esopianeta simile alla Terra, Proxima b, potenzialmente in grado di ospitare la vita.

“Nei nostri modelli ci siamo concentrati su pianeti simili a quelli scoperti di recente – afferma Yann Alibert, uno degli autori della ricerca -. Abbiamo scoperto che questi pianeti sono di taglia piccola, con un raggio poco più grande, in media di circa una volta, di quello terrestre”.

Il 90% di questi esopianeti, in orbita nella fascia di abitabilità di nane rosse, ospiterebbe più del 10% di acqua, in oceani piuttosto profondi. Nei cui fondali l’acqua, a causa della pressione, sarebbe in forma di ghiaccio. Un risultato che gli autori considerano “interessante”.

La fascia di abitabilità è, infatti, quello spicchio di cosmo intorno a una stella a una distanza tale, non troppo ravvicinata, né troppo lontana, da garantire proprio la presenza di acqua allo stato liquido. E, quindi, in teoria, delle condizioni adatte a incubare la vita.

“Abitabili o no, lo studio di pianeti che orbitano intorno a stelle di massa molto ridotta – conclude Willy Benz, coautore della ricerca – migliorerà la nostra comprensione della formazione ed evoluzione degli esopianeti”.

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