Da dove arrivano i vampiri? | Motherboard


Si chiama porfiria, ed è la malattia che causa il cosiddetto vampirismo.

 

“Halloween è il giorno in cui ci si ricorda che viviamo in un piccolo angolo di luce circondati dall’oscurità di ciò che non conosciamo,”si legge ne L’orrore secondo Stephen King. “Un piccolo giro al di fuori della percezione abituata a vedere un certo percorso, una piccola occhiata verso quell’oscurità.”

Ogni 31 ottobre ci ricordiamo che quella “oscurità che non conosciamo” è il limite che tiene bloccato l’uomo e che sopprime la sua volontà di trascendere la propria finitezza. Insomma, la festa di Halloween è un po’ questo—“All Hallow’s Eve,” ovvero la “vigilia di Ognissanti”. È la notte oscura che si oppone e anticipa un giorno luminoso e mistico dedicato a chi invece ha saputo varcare la limitatezza terrena.

Tra i tanti, il conte Dracula un limite lo ha sicuramente varcato: il tempo. La sua prima apparizione letteraria risale al 1897 ma noi oggi, qui e in tutto il mondo, ancora lo ricordiamo. In fondo i vampiri sono non-morti, no? Oltre ad essere non-morti questi esseri mostruosi sono crudeli, assassini, orribili peccatori; ne siamo proprio sicuri? “Il sonno della ragione genera mostri,” e nella ignoranza dei secoli scorsi gli uomini hanno visto il peccato, il male in ciò che non conoscevano e che per questo temevano.

Assieme al celebre conte, anche il suo creatore Bram Stoker ha conquistato l’immortalità nei secoli: ma la sua fortuna è stata frutto della sua immaginazione?

Partendo dal principio, cosa sappiamo noi dei vampiri? Le spanne di realtà che separano Twilight da Vlad III, il principe di Valacchia sono molteplici.

I vampiri si tengono ben lontani dalla luce del sole; si nutrono di sangue per mezzo dei loro lunghi denti affilati e bianchissimi che rischiarano le loro stragi nella notte; hanno un colorito pallido, arti lunghi e ossuti; provano una repulsione forte ed istintiva nei confronti dell’aglio—Sicuramente non perché si preoccupino eccessivamente dell’igiene dentale vista la loro alimentazione sanguinolenta. Infine, amano dormire nelle bare e svegliarsi inaspettatamente per terrorizzare il passante di turno che li credeva deceduti. Sembrano simpatici, no?

Purtroppo (o per fortuna) l’unico modo che abbiamo per simpatizzare con loro è passare da una faccenda piuttosto spiacevole, ovvero una malattia chiamata porfiria.

Si tratta di un gruppo di malattie rare causate da un’alterazione dell’attività di uno degli enzimi che sintetizzano il gruppo eme, un complesso chimico appartenente alla famiglia delle, appunto, porfirine, che costituisce la parte non proteica dell’emoglobina e che le permette di legare reversibilmente l’ossigeno, che viene poi trasportato ovunque nel corpo dal sangue.

Esistono diversi tipi di porfirie, tutte legate alla mancanza di un enzima detto ALA-Deidratasi. La malattia che ha ispirato Bram Stoker nel 1897 è la Porfiria eritropoietica congenita, detta anche Morbo di Gunther, una malattia ereditaria ed estremamente infrequente: colpisce circa 300 persone in tutto il mondo.

Studiando l’eziologia di questa patologia è possibile collegare l’opinione comune sui vampiri ai suoi sintomi: il morbo è accompagnato da anemia emolitica, causata cioè da un processo di distruzione dei globuli rossi: una valida spiegazione al pallore dei vampiri, insomma—Perr cercare di alleviare e risanare l’innaturale colorito i familiari dei malati erano soliti far bere loro sangue animale, ma la chimerica associazione sangue-vampiri non ha un’unica causa: le urine degli affetti da questa patologia tendono ad assumere un colore rossastro sia a causa della crescita di porfirine da eliminare, sia perché in contemporanea si presenta spesso un’infiammazione detta vasculite, che può causare il sanguinamento dei vasi di intestino e reni, determinando la comparsa di sangue in urine e feci.

I vampiri provano un’estrema ripugnanza nei confronti dell’aglio: esso, a causa dell’eccesso di porfirine nell’organismo, amplifica l’effetto di alcune tossine contenute nel sangue e porta conseguentemente ad un tragico peggioramento delle condizioni di salute.

La repellenza per la luce del giorno? I malati di porfiria soffrono di elevata fotosensibilità, che spesso causa loro la comparsa di bolle ed ustioni sulla pelle quando viene esposta alla luce del sole. I denti lunghi e luminosi sono invece dovuti alle porfirine che si depositano nel fosfato dei denti e che causano in loro fluorescenza, rendendoli visibili anche in ambienti bui sebbene questi appaiono in realtà rossastri quando illuminati con una luce ultravioletta.

La mancanza di raggi UV aggrava un altro sintomo: il rachitismo degli arti, in particolare delle mani, che accresce ancor di più quell’aspetto “mostruoso” che ha animato il mito.

Questa malattia nei casi più gravi può infine incidere sul sistema nervoso in vari modi. Sono possibili tremori, allucinazioni, scatti d’ira e stati confusionali, fino alla paralisi e al coma; queste due ultime ipotesi si crede possano aver alimentato la credenza che i vampiri si risvegliassero dalla morte, che invece altro non era che l’ultimo errore di un analfabetismo incolpevole.

Quest’oggi nessuno più crede ai vampiri e la porfiria è una malattia riconosciuta, studiata e finalmente non temuta; tuttavia continuiamo ancora a vedere del soprannaturale in ciò che non capiamo. L’uomo di scienza, e l’umanità tutta, dovrebbero non distaccarsi tragicamente dalla misticità, dal metafisico: sarebbe opportuna la ricerca di un lucido compromesso tra passioni e raziocinio, cercare la ragione, le cause che muovono gli ingranaggi dell’universo senza farsi abbagliare da false credenze e limiti imposti.

 

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