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Lo spazio affama i batteri


Uno studio Usa dimostra che le condizioni di microgravità riducono la capacità dei batteri di rifornirsi di nutrienti. Risultati preziosi per capire come cambia la vita umana nello spazio.


Il modo in cui i batteri reagiscono alla vita in condizioni di microgravità può fornire preziose informazioni per proteggere gli astronauti nello spazio. Un team di studiosi statunitensi dell’University of Colorado, Boulder, ha dimostrato che la microgravità altera l’ambiente extracellulare dei batteri, che diventa più acido. Ad essere compromessa, in particolare, è la loro capacità di rifornirsi di glucosio, un prezioso nutriente per il metabolismo microbico. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati su PLOS ONE.

Per giungere alle loro conclusioni, i ricercatori Usa hanno guardato al DNA di Escherichia Coli, comune batterio che colonizza l’intestino umano. Comparando l’espressione genica di ceppi microbici cresciuti sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) a quella di batteri terrestri, hanno così scoperto che la microgravità aumenta l’espressione di geni legati a una condizione di carenza di sostanze nutritive, ad esempio dei geni coinvolti nella biosintesi di aminoacidi. Segno di una ridotta capacità dei batteri di captare molecole di glucosio dall’ambiente esterno.

La comprensione del comportamento dei batteri in condizioni di microgravità è uno dei filoni di ricerca più importanti nello spazio. Numerosi sono, infatti, gli esperimenti condotti sui batteri dagli astronauti a circa 400 chilometri di quota, a bordo della ISS. Le alterazioni che la microgravità provoca nella crescita dei microrganismi e le strategie da loro adottate per adeguarsi alle nuove condizioni di vita sono, infatti, importanti per la comprensione della vita umana nello spazio. Soprattutto, per un periodo di tempo prolungato.

“Le condizioni di microgravità sulla ISS sono utilizzate per una miriade di linee di ricerca – spiega Luis Zea, che coordina il team Usa -. Ne sono un esempio gli studi sullo sviluppo di vaccini, i test su molecole da impiegare contro l’osteoporosi o il cancro, o quelli sulla scoperta di nuovi bersagli molecolari contro i patogeni resistenti ai farmaci”.

Studi precedenti hanno, infatti, dimostrato che i batteri nello spazio possono diventare più aggressivi, e meno sensibili agli antibiotici. La ragione, secondo gli autori dello studio, è probabilmente da ricercare nella ridotta capacità di movimento delle molecole nell’ambiente extracellulare, a causa della microgravità. E, di conseguenza, nella minore capacità dei batteri di trasportare all’interno della cellula molecole presenti nell’ambiente esterno.

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