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Venere: la lava scorre su Idunn Mons


La recente attività geologica del grande vulcano Idunn Mons di 200 chilometri di diametro, nell’emisfero meridionale di Venere, è stata analizzata con una nuova tecnica che combina insieme i dati ottenuti dallo spettrometro VIRTIS (Visible and InfraRed Thermal Imaging Spectrometer) a bordo della sonda dell’ESA Venus Express con modelli numerici sviluppati dal DLR German Aerospace Center (Deutsches Zentrum für Luft- und Raumfahrt) per aumentare la risoluzione.


Con la nostra nuova tecnica siamo riusciti a combinare i dati in infrarosso con le immagini radar ad alta risoluzione della missione della NASA Magellano, che è stata in orbita attorno a Venere dal 1990 fino al 1992. E’ la prima volta che, mettendo insieme ii set di dati di due diverse missioni, siamo riusciti a creare una mappatura geologica ad alta risoluzione di una struttura vulcanica recentemente attiva sulla superficie di un pianeta diverso dalla Terra“, ha commentato Piero D’Incecco, scienziato planetario al DLR.

Venere potrebbe essere definito un pianeta schivo: la sua superficie è, infatti, molto difficile da osservare a causa della spessa atmosfera.

Le sue dimensioni e massa sono simili a quelle della Terra, così è probabile che possieda una fonte interna di calore proprio come il nostro pianeta.

Questo calore deve essere sfuggito in qualche modo, magari sotto forma di eruzioni vulcaniche. D’altra parte i radar delle sonde che lo hanno visitato hanno mostrato un mondo caratterizzato da vulcani ed antiche colate laviche.

Alcuni modelli ipotizzano, anche, che Venere sia stato completamente rimodellato da un diluvio catastrofico di lava circa mezzo miliardo di anni fa ma il suo vulcanesimo moderno è sempre rimasto in discussione.

La sonda dell’ESA Venus Express, che ha concluso la sua missione a gennaio 2015, ha studiato il pianeta per otto anni a diverse lunghezze d’onda per rispondere alla questione.

Uno studio pubblicato nel 2010, segnalava che la radiazione infrarossa proveniente da tre regioni vulcaniche era differente da quella dal terreno circostante. Questi spot furono interpretati come flussi di lava relativamente recenti, ancora non influenzati dalle intemperie. Furono datati a 2,5 milioni di anni ma la ricerca fu in grado di stabile se fossero eventi attivi ancora oggi.

Ulteriori prove furono trovate nel 2012, quando fu identificato un forte aumento dell’anidride solforosa nell’atmosfera superiore avvenuto tra il 2006 ed il 2007, con una graduale diminuzione nei cinque anni seguenti.

Il fenomeno osservato poteva essere la conseguenza di una diversa circolazione dei venti ma l’ipotesi più intrigante era che, episodi vulcanici in corso, stessero rilasciando grandi quantità di biossido di zolfo in atmosfera.

Con la missione Venus Express, VIRTIS, in grado di crearsi “un varco” tra le nuvole, ha identificato la regione di Idunn Mons come una zona con elevati valori di emissività termica alla lunghezza d’onda di 1 micron, associati allo scorrere recente della lava. Un risultato supportato dalle stratigrafie (ricostruite) post-eruzione, in base alla datazione relativa delle colate mappate.

Lo studio è stato presentato al 48° congresso dell’American Astronomical Society’s Division for Planetary Sciences (DPS) e all’11° European Planetary Science Congress a Pasadena, California.

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