Le correnti oceaniche danno forma all’accumulo di carbonio di origine antropica dell’oceano


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Le ricerche di Daniele Iudicone su “Scientific reports”. L’articolo esamina il ruolo determinante che le correnti oceaniche svolgono nel diffondere l’anidride carbonica prodotta dall’uomo nei mari di tutto il mondo, con significative conseguenze sul clima globale.

Un nuovo riconoscimento per il lavoro di Daniele Iudicone, Ricercatore – Sezione EMI della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, che ha visto pubblicati su Scientific reports, i risultati dei suoi studi finalizzati a comprendere il rapporto tra l’accumulo di carbonio prodotto dall’attività dell’uomo, oceani e clima. Si tratta di un nuovo studio, ottenuto grazie a osservazioni e simulazioni al computer, che getta le basi per un approccio differente circa i cicli biogeochimici degli oceani.

Il lavoro è stato svolto da un team di ricercatori provenienti da Italia, Stati Uniti, Francia, Regno Unito e Giappone. Decisivo il contributo di Daniele Iudicone, ricercatore in forza alla Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, che ha diretto lo studio che mostra come le correnti oceaniche svolgano un ruolo dominante nel determinare le vie di ingresso dell’anidride carbonica prodotta dall’uomo all’interno degli oceani, con conseguenze rilevanti sia per il sistema climatico che per la concatenata acidificazione dei mari.

Le emissioni di gas serra in atmosfera, dovute ad attività umane, stiano mutando il clima del pianeta, alterando e modificando la temperatura e i pattern meteorologici su scala globale.  Infatti, nel solo decennio 2005-2014, l’attività umana ha rilasciato in atmosfera quasi 10 miliardi di tonnellate di carbonio in media all’anno, mentre 4,4 miliardi di tonnellate per anno sono andate in atmosfera. Recentemente una soglia importante è stata superata: si è riscontrato, infatti, tasso di concentrazione di CO2 in atmosfera di oltre 400 parti per milione, un livello significativamente più grande rispetto a quelli dell’era pre-industriale. Ben 2,6 miliardi di tonnellate sono state assorbite, invece, dagli oceani, riducendo così l’impatto sul clima. Il nuovo studio, condotto da Daniele Iudicone, suggerisce che il 20% del carbonio

che si trova negli oceani possa essere ridistribuito dalle correnti oceaniche tra gli strati interni, aumentando così l’efficienza del sequestramento. Ciò avviene perché l’oceano è continuamente in movimento, e quindi non agisce come una spugna, assorbendo l’anidride carbonica per poi lentamente diffonderla verso il basso.

L’oceano globale è costituito da una complessa rete di correnti che come “nastri trasportatori” 3D continuamente ridistribuiscono acqua orizzontalmente e verticalmente. Questo macchinario può riesporre all’atmosfera strati una volta profondi, e quindi ricchi di carbonio, o sequestrare il carbonio in profondità per tempi lunghi. I ricercatori hanno stimato la quantità di carbonio iniettato da questa serie di nastri trasportatori, concludendo che hanno un ruolo molto importante per il sequestramento e lo stoccaggio di carbonio di origine antropica. “Le regioni subtropicali e polari hanno entrambi un ruolo centrale nel determinare quanto carbonio è immagazzinato in acque profonde”, ha aggiunto Iudicone. Dal momento che il cambiamento climatico avrà un impatto sempre maggiore sulla circolazione oceanica e la sua termodinamica, lo studio fornisce quindi nuovi strumenti e informazioni per meglio prevedere l’importanza futura del ruolo degli oceani nel ridurre l’impatto della emissione umana carbonio nell’atmosfera.

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