Un ‘canyon’ gigante su Mercurio


Grazie alle immagini della missione MESSENGER scoperta nell’emisfero sud del pianeta un’ampia vallata, ritenuta indicativa del processo di contrazione che interessa il corpo celeste.


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E’ più grande del Gran Canyon e più profonda della Rift Valley, ma, nonostante la sua ‘taglia’ extra large, non raggiunge le dimensioni da primato della Valles Marineris di Marte. Stiamo parlando della formazione geologica scoperta recentemente su Mercurio, una vasta vallata che, in chilometri, ne misura 1000 in lunghezza, 400 in ampiezza e 3 in profondità.

A consentire la scoperta sono state le immagini stereoscopiche realizzate con i dati raccolti da MESSENGER, la sonda della NASA che ha studiato le caratteristiche e l’ambiente del pianeta più vicino al Sole.

Con questo particolare tipo di ‘ritratti’, gli studiosi hanno potuto creare una mappa topografica ad alta risoluzione che ha permesso di far risaltare la lunga vallata, situata nell’emisfero meridionale di Mercurio presso il Bacino Rembrandt, uno dei più vasti e recenti crateri da impatto. Nell’immagine in alto, la valle è evidenziata in blu scuro, mentre la zona in viola da cui essa si diparte è il Bacino Rembrandt.

Secondo i ricercatori la vallata non è stata originata da fenomeni di tipo tettonico, ma è il risultato di un processo di restringimento globale che sta coinvolgendo il corpo celeste. La crosta esterna, infatti, avrebbe ceduto in seguito alla contrazione connessa al raffreddamento dell’interno di Mercurio.

La valle, inoltre, si trova tra due faglie che presentano delle formazioni geologiche somiglianti a scogliere, anch’esse ritenute indicative del processo di contrazione.

MESSENGER (MErcury Surface, Space ENvironment, GEochemistry and Ranging) è stata lanciata il 3 agosto 2004 da Cape Canaveral e ha raggiunto la sua meta dopo quasi sette anni, il 18 marzo 2011. Il 30 aprile 2015 la vita operativa della sonda si è conclusa con un ‘tuffo’ sulla superficie di Mercurio.

In precedenza solo un’altra sonda aveva fatto visita al piccolo pianeta roccioso: si tratta di Mariner 10 della NASA, che nel 1974 e nel 1975 aveva effettuato due fly-by, individuando delle formazioni scoscese, la cui esistenza è stata poi confermata da MESSENGER.

Per Mercurio non c’è due senza tre. Dopo Mariner 10 e MESSENGER, un altro manufatto umano volgerà il suo sguardo elettronico verso il primo pianeta del Sistema Solare: a proseguire le studio su questo corpo celeste, ‘battezzato’ con il nome del messaggero degli dei, sarà nel 2018 la missione Bepi Colombo, che vede il nostro Paese, tramite l’Agenzia Spaziale Italiana, coinvolto con un contributo scientifico di alto livello.

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