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IL MISTERO DEI SACRI PETROGLIFI DI PETERBOROUGH


Canada. Una collezione di circa 900 antiche iscrizioni rupestri che le popolazioni indigene locali ritengono contenere l’accesso al mondo degli spiriti: li chiamano Kinoomaagewaapkong, che significa “le rocce che insegnano”. Qual è il segreto dei Petroglifi di Peterborough?

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I cosiddetti Petroglifi di Peterborough sono la più grande collezione di antiche incisioni rupestri di tutto il Nord America, con circa 900 immagini scavate in una roccia calcarea cristallina nei pressi di Peterborough, una cittadina canadese dell’Ontario.

I petroglifi sono scolpiti su una singola grande roccia calcarea lunga 55 metri e larga 30 metri.

Solo 300 immagini sono forme riconoscibili e rappresentano esseri umani, sciamani, animali, barche, simboli vari e forme geometriche. I rimanenti simboli sono del tutto indecifrabili e i ricercatori da anni cercano di decodificare il loro significato.

Generalmente si ritiene che gli indigeni Algonkian abbiano scolpito i petroglifi tra il 900 e il 1400 d.C., ma solitamente l’arte rupestre risulta impossibile da datare con precisione a causa della mancanza di materiale contenente carbonio o di reliquie che possano trovarsi in prossimità delle incisioni.

Potrebbero essere di migliaia di anni più antichi, come ipotizzano alcuni esperti, almeno per l’alto grado di erosione di alcuni glifi che sembrerebbero antichi più di 1000 anni.

Proclamato nel 1976 ‘Sito Storico Nazionale del Canada‘, le popolazioni indigene locali ritengono che le iscrizioni contengano le istruzioni per l’accesso al mondo degli spiriti. Nella lingua dei nativi vengono chiamate Kinoomaagewaapkong, che si traduce come ‘le rocce che insegnano’.

L’intera area è considerata un luogo sacro dove è possibile entrare in contatto con il mondo degli spiriti. Un flusso d’acqua sotterraneo provoca dei curiosi suoni che, insieme ai rumori del vento e della pioggia, somigliano in maniera impressionante alla voce umana, persuadendo i nativi che sia la ‘Voce degli Spiriti’ che parla loro.

Ci sono diversi misteri che circondano gli enigmatici petroglifi. Le incisioni che rappresentano le barche, ad esempio, non hanno alcuna somiglianza con le canoe tradizionali utilizzate dai nativi americani.

Esse somigliano più alle ‘Barche Solari’, una barca stilizzata con un lungo palo sormontato dal Sole, tipiche delle incisioni trovate nel nord della Russia e della Scandinavia.

Alcuni ricercatori di Harvard ritengono che i petroglifi siano iscrizioni (e forse anche una forma di linguaggio scritto) lasciate da un re norvegese di nome Woden-Lithi, il quale si pensa abbia navigato dalla Norvegia lungo il fiume San Lorenzo, intorno al 1700 a.C., molto prima delle esplorazioni vichinghe della Groenlandia.

Un altro petroglifo mostra una grande nave munita di remi e polene, sia a poppa che a prua. A poppa si nota un grande timone, una caratteristica tipica solo delle navi di grandi dimensioni. Tuttavia, la popolazione Algonkian non ha mai prodotto nulla del genere, se non canoe di corteccia di betulla e piroghe.

Anche gli archeologi ammettono che le navi non sembrano essere canoe degli Algonkian, ma sono prudenti nell’avanzare scomode teorie che ammettono l’esistenza di navigatori giunti centinaia di anni prima di Colombo, preferendo considerarle come uno sciame di canoe magiche che viaggiano nell’universo!

Un’altra particolarità è la figura che si intravede a poppa e a prua, molto simile alla sagoma di un uccello, una particolarità tipica delle imbarcazioni etrusche del 9° secolo a.C.

Inoltre, le navi decorate con gli uccelli sono tipiche immagini riscontrabili nel ‘Tempio della Vittoria’, il mausoleo funebre situato nella Valle dei Re che accoglie le spoglie del faraone Ramses III, realizzato intorno al 1100 a.C.

Un ulteriore mistero è la presenza nei petroglifi di una figura ‘divina’, che sta in piedi con le mani sui fianchi e con il capo che irradia dei raggi. Ai suoi lati ci sono due umili esseri umani in atteggiamento adorante.

I ricercatori ipotizzano l’incisione rappresenti una divinità solare, ma non esiste alcun caso noto di culto del sole tra gli indigeni della regione.

Non si esclude che l’intera roccia incisa sia in realtà una mappa del cielo basta sulla tradizione europea del 3100 a.C. La prova verrebbe da quattro segni molto simili a quelli trovati nelle incisioni di Lewes, in Inghilterra, facendo intravedere una possibile connessione tra i Petroglifi di Peterborough e i megaliti dell’antica Britannia.

Nonostante la ridda di teorie ed ipotesi, i Petroglifi di Peterborough rappresentano ancora un’intrigante enigma potrebbe contenere informazioni preziose sul nostro passato, una sorta di codice la cui chiave sfugge ancora ai ricercatori.

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