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UFO SUL FONDO DEL MAR BALTICO: ANCORA NESSUNA RISPOSTA DEFINITIVA


In una intervista rilasciata a una radio svedese, Aasberg, uno dei leader dell’Ocean Explorer, ha descritto l’interno dell’oggetto del baltico dichiarando che “l’oggetto sembra essere fatto dall’uomo. Potrebbe trattarsi di una formazione naturale successivamente modificata e adattata dagli esseri umani”.


Tutto è cominciato il 19 giugno 2011, quando l’equipaggio della equipaggio della Ocean Explorer, una squadra di esploratori svedesi guidati dai sommozzatori Peter Lindberg e Dennis Asberg, trovandosi a scandagliare il fondale marino a bordo della loro motonave, ottenne dal sonar un’immagine alquanto curiosa: un enorme disco poggiato sul fondo del Mar Baltico che, per le sue dimensioni e per la sua morfologia, faceva pensare a qualcosa di artificiale.

Nell’insieme, l’oggetto ricorda la forma di un fungo. Un grosso disco – un cerchio perfetto di 180 metri di diametro e 4 metri di spessore – poggia sulla cima di un pilastro in pietra che si erge a otto metri dal fondo del mare e con uno spessore di 60 metri.

In cima vi è un oggetto sferico che misura 4 metri di diametro e numerose aree bruciate che sembrano focolari o camini. Anche le aree bruciate hanno forma sferica. Il misterioso oggetto si trova ad una profondità di 275 metri.

Il capitano Lindberg e il suo equipaggio sono tornati più volte sulle coordinate dell’oggetto per eseguire ulteriori analisi e con l’ausilio di minisommergibili radiocomandati, gli esploratori hanno raggiunto le oscure profondità del Mar Baltico per filmare il misterioso ritrovamento.

Grazie ad un particolare sonar tridimensionale, l’X-team ha rilevato all’interno dell’oggetto quelle che sembrano delle pareti perfettamente liscie, corridoi e scale che portano verso il basso.

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Secondo Peter Lindberg, ci troviamo di fronte ad un oggetto artificiale, oppure ad una formazione naturale poi ridisegnata e riadattata da qualcuno.

«Quando ci siamo resi conto che l’interno dell’oggetto è pieno di pareto liscie e diritte, ci siamo spaventati», ha detto Dennis Asberg, co-fondatore della Ocean Explorer. «Sembrava di essere in un film di fantascienza».

Sulla parte superiore dell’oggetto, sono visibili delle formazioni che somigliano a dei cerchi di pietra e che tutti hanno identificato come dei “camini”, scuri, quasi come se fossero bruciati, sistemati in posizione circolare sulla parte superiore della cupola.

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Anche in questo caso, è difficile immaginare che la disposizione circolare di queste pietre sia dovuta ad un processo naturale. Stefan Hogeborn, 47 anni, è un veterano della subacquea con con 20 annni di carriera e più di 6000 immersioni alle spalle.

Hogeborn è uno dei subacquei esperti che fanno parte del team e che è rimasto completamente ipnotizzato dalla scoperta: «Normalmente le pietre non bruciano», ha dichiarato Stafan. «Non ho una spiegazione per quello che abbiamo visto. Siamo scesi sul fondo per trovare delle risposte, ma più indaghiamo, più le domande aumentano».

La struttura presenta un piccolo foro – 25 centimetri di diametro – vicino al bordo della cupola, che non si sa cosa sia, né dove conduca. «Nessuno di noi ha avuto il coraggio di inserire il braccio nel buco», ha scherzato Stefan.

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Ma un altro strano fenomeno ha incuriosito gli esploratori. Uno dei principali obiettivi della missione era quello di filmare l’oggetto per un’analisi visiva, ma la telecamera montata sul sommergibile robotizzato, non appena giunta nei pressi dell’oggetto, ha smesso di funzionare.

«In verità, anche in superficie, quando eravamo sopra le coordinate dell’oggetto, tutte le apparecchiature elettriche hanno smesso di funzionare», racconta Dessin Asberg, componente della squadra esplorativa. «Abbiamo provato ad allontanarci dalle coordinate di circa 200 metri di distanza per renderci conto che le nostre apparecchiature funzionavano di nuovo normalmente. Ma non appena rientravamo nel raggio dei 200 metri, tutto si spegneva. Questo ci sembra un pò “strano”».

Il fatto che gli apparecchi elettronici smettano di funzionare, ha fatto ipotizzare che l’eventuale oggetto adagiato sul fondo emetta una specie di IEM (impulso elettromagnetico) capace di mettere fuori uso i componenti elettronici in un vasto raggio di azione. L’intenso impulso è ottenuto per effetto Compton o per effetto fotoelettrico.

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Nella prima immagine che il team raccolse nell’estate del 2011, il sonar mostrava una lunga scia di quasi 1 chilometro, quasi come se si trattase di segni di frenata o di un solco causati dall’impatto con il suolo.

Avendo più dati a disposizione, oggi il team è in grado di affermare che la lunga scia sembra essere una sorta di “pista” o di “sentiero in discesa”. Peter Lindberg, cofondatore della Ocean Explorer, descrive questa caratteristica de sito come una cresta che si innalza gradualmente dal fondo dell’oceano, fino a giungere ad un’altezza di 8 metri.

Un’altra stranezza del misterioso oggetto è quella che Peter Lindberg ha confermato essere simile ad una rampa di scale. La struttura è composta di 8 gradini. Dalle immagini, risulta mancante una parte circolare di circa un metro, come mostra la ricostruzione grafica.

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I dati mostrano la presenza di una seconda anomalia

La notizia più sorprendente è che, a circa 200 metri di distanza, si trova una seconda anomalia che ancora deve essere esplorata. Le prime immagini ottenute dal sonar mostrano un oggetto che, secondo la descrizione del team, somiglia ad una “finestra di una chiesa gotica”.

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Simile all’anomalia principale, anche questo oggetto ha dietro di se questa sorta di pista o crinale. I sommozzatori sono stati così presi dall’esplorazione della prima anomalia, che non hanno avuto il tempo di indagare su questo secondo mistero. C’è la possibilità reale che questa seconda anomalia possa contribuire a fornire indizi sulla natura dall’oggetto principale.

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