Chi ha bisogno del sole? La vita aliena potrebbe vivere di raggi cosmici


Quando cerchiamo forme di vita su altri pianeti, tendiamo a puntare su quelli che dimostrano condizioni simili a quelle della Terra—dopo tutto, questo è l’unico posto nell’intero universo dove abbiamo trovato la vita finora. Ma un astrofisico ha appena dimostrato che su altri pianeti la vita potrebbe non avere alcun bisogno dei lussi terrestri—come un’atmosfera o un sole—per sopravvivere.

Invece, un po’ come un batterio che dimora nelle profondità di una miniera qui sulla Terra, piccoli organismi potrebbero accumulare l’energia di cui hanno bisogno “mangiando” i raggi cosmici che bombardano l’universo di radiazioni.

“Questo batterio che viveva in una miniera d’oro in Sud Africa, a circa tre chilometri di profondità, era alimentato da sostanze radioattive,” ha spiegato a Motherboard Dimitra Atri, uno scienziato e ricercatore del Blue Marble Space Institute of Science. “Era qualcosa di mai visto prima e ha cambiato completamente il concetto di risorsa energetica su cui ci basavamo.”

Atri ha di recente pubblicato un articolo scientifico sulla rivista Royal Society Interface, in cui dimostra che le condizioni della miniera che permettono al batterio di prosperare sono simili a quelle create dai raggi cosmici su pianeti e lune privi o quasi di atmosfera.

Il batterio Candidatus Desulforudis audaxviator è stato scoperto nel 2008, a 2,8 chilometri di profondità in una miniera d’oro in Sud Africa. Oltre a essere l’unico esemplare noto di un ecosistema monospecie, il batterio rappresenta anche il primo esempio di radiolisi in natura.

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Mentre il resto della vita sulla Terra ricava il proprio sostentamento dal Sole—che sia attraverso la fotosintesi o perché mangia il prodotto della fotosintesi (le piante e gli animali che mangiano le piante)—questa minuscola creatura ottiene tutto ciò che gli serve dall’uranio radioattivo che lo circonda nella miniera.

“Per la radiolisi servono due elementi. Da un lato ci sono i nutrienti, e qui c’erano ferro, zolfo, ossigeno, azoto, e altri tipi di composti,” ha spiegato Atri. “Lì fermi non servono a nessuna forma di vita. Ma in questo caso c’era anche una fonte di radiazioni—nello specifico: sostanze radioattive—e quelle radiazioni spezzano le molecole di cui sopra e la vita può utilizzare gli ioni che vengono prodotti.”

La cosa ha fatto riflettere Atri. Si occupa di ricerca sui raggi cosmici, ovvero particelle cariche che viaggiano per lo spazio e da cui la Terra è protetta grazie alla propria atmosfera.

Se la vita sulla Terra fosse in grado di usare le radiazioni per ricavare le molecole fondamentali alla propria sopravvivenza nell’ambiente che la ospita, potrebbe darsi che i raggi cosmici galattici abbiano un effetto simile sui pianeti di cui riescono a raggiungere la superficie, no? Nel suo articolo, Atri dimostra che—almeno a livello teorico—potrebbe essere proprio così, a patto che il pianeta in questione abbia un’atmosfera sottile, e qualche traccia d’acqua e di altri nutrienti.

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Testando questa teoria attraverso simulazioni e calcoli, Atri ha dimostrato che i raggi cosmici potrebbero arrivare diversi metri sotto la superficie di un corpo celeste come Marte, dove pezzetti di nutrienti e tasche di acqua verrebbero frammentate, permettendo a forme di vita semplici di sopravvivere. Tutto ciò amplia la gamma di luoghi dove potremmo trovare forme di vita nel nostro sistema solare e oltre. Anziché fissarci con i pianeti adatti a Riccioli d’Oro—non troppo caldi, non troppo freddi, simili per dimensioni alla Terra, a una distanza comparabile dalla loro stella, e dotati di un’atmosfera che permetta di avere acqua allo stato liquido—potremmo considerare anche stelle prive di atmosfere e persino corpi celesti privi di stelle.

“In generale, quando parliamo di trovare la vita in altre parti dello spazio, cerchiamo qualcosa che sia esattamente come noi,” ha detto Atri. “Ma questo è un tipo di energia completamente diverso. La nostra atmosfera ci protegge dalle radiazioni, ma perché la radiolisi si verifichi, il pianeta ha bisogno di una gran quantità di raggi cosmici [e poca protezione]. A pensarci, è proprio l’opposto di quello che pensiamo.”

Altri vorrebbe mettere alla prova la sua teoria con un esperimento pratico, ma l’unico modo per ricreare queste condizioni sarebbe con un acceleratore di particelle. Dato che ce n’è solo una manciata sul pianeta, mentre gli scienziati con idee da testare sono un bel po’, potrebbero volerci anni prima che possa mettere in pratica le proprie. Ma nel frattempo, faremmo bene a prendere in considerazione qualche candidato meno scontato, mentre setacciamo l’universo alla ricerca di un segno di vita.

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