Marte ‘scolpito’ dall’acqua


Una nuova ricerca sulle condizioni ambientali del pianeta ipotizza un legame tra cicli climatici e azione erosiva dell’acqua. Lo studio pubblicato su Earth and Planetary Science Letters.


Ha lasciato la sua ‘firma’ sul volto del quarto pianeta del Sistema Solare, dando vita a canyon e ampie vallate. Il singolare ‘scultore’ è l’acqua, che, associata a marcati cicli climatici, è al centro di una nuova ricerca su Marte.

Lo studio, coordinato dalla Penn State University (USA), è stato illustrato nell’articolo “Climate cycling on early Mars caused by the carbonate–silicate cycle”, pubblicato il 1° dicembre scorso sulla rivista Earth and Planetary Science Letters.

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Il cratere Gale su Marte un tempo colmo di acqua

Secondo gli autori, in un’epoca remota della storia del Pianeta Rosso, cicli climatici molto accentuati, scatenati dall’accumulo di gas serra, potrebbero essere l’elemento chiave per comprendere come l’acqua abbia svolto un’azione erosiva sul suolo del corpo celeste.

Lo scenario prospettato dalla ricerca prevede un antico Marte ricoperto di ghiacci e sottoposto a lunghi periodi di caldo, durati fino a 10 milioni di anni per volta e provocati da una fitta atmosfera di biossido di carbonio e di idrogeno. L’acqua all’origine delle varie formazioni geologiche del pianeta si sarebbe, quindi, formata nel corso di queste fasi ‘bollenti’.

Il team della ricerca si è basato su modelli climatici, e ha ipotizzato un’origine vulcanica per i gas serra che si sono accumulati gradualmente nell’atmosfera di Marte.

La pioggia, in genere, ripulisce l’atmosfera, mantenendo una quantità di carbonio nel suolo tramite un processo definito degradazione chimica (chemical weathering).

Questo processo, tuttavia, non avrebbe coinvolto più di tanto il Marte del passato su cui, a causa del clima rigido, le precipitazioni dovrebbero essere state scarse. Quindi, secondo i ricercatori, questi fenomeni sarebbero all’origine del riscaldamento del corpo celeste.

Secondo studi precedenti, i ‘bollori’ del Pianeta Rosso sarebbero dovuti a sconvolgimenti climatici connessi all’impatto di asteroidi sulla sua superficie.

Tuttavia, i planetologi autori della nuova ricerca ritengono che uno scenario del genere avrebbe dato luogo a periodi caldi molto più brevi, con una minore produzione di acqua e, quindi, con un impatto differente nell’azione modellante del suolo.

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