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Neve ‘osservata speciale’


I dati satellitari riguardanti la tipica precipitazione invernale utili per migliorare le previsioni delle temperature. Lo studio è stato pubblicato su Geophysical Research Letters.


Monitoraggio della copertura e dello spessore della neve e modelli informatici relativi al clima: è questo il binomio al centro di una recente ricerca condotta da un team della Jackson School of Geosciences presso l’Università del Texas. L’analisi è mirata a spiegare come l’utilizzo dei dati satellitari possa migliorare in maniera significativa le previsioni stagionali delle temperature.

Lo studio, illustrato nell’articolo “Snow data assimilation-constrained land initialization improves seasonal temperature prediction”, è stato recentemente pubblicato su Geophysical Research Letters, rivista dell’American Geophysical Union.

La neve gioca un ruolo molto importante nel ciclo dell’acqua e può influenzare sensibilmente i climi regionali. Quindi, secondo i ricercatori, l’inserimento di informazioni satellitari nei modelli climatici costituisce un valore aggiunto nella previsione delle temperature, un elemento chiave nel delineare scenari evolutivi del clima con mesi di anticipo.

I dati satellitari del manto nevoso, presi in considerazione per lo studio, sono quelli raccolti da due missioni della NASA, MODIS (Moderate Resolution Imaging Spectroradiometer) e GRACE (Gravity Recovery and Climate Experiment).

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Queste informazioni sono state utilizzate in un modello climatico per controllare l’influenza della neve sulle previsioni delle temperature dell’emisfero settentrionale della Terra.

Il gruppo di lavoro ha esaminato i dati stagionali dal 2003 al 2009 e ha confrontato le previsioni del modello con le temperature registrate durante quegli anni.

L’applicazione di questa metodologia ha consentito di riscontrare un miglioramento significativo nella previsione delle condizioni termiche, soprattutto nelle zone in cui le misurazioni sono effettuate in maniera sparpagliata come la Siberia e l’Altopiano del Tibet (in alto a sinistra, in un’immagine scattata dalla ISS – Credits: NASA). I due territori in questione sono stati particolarmente studiati in quanto il loro clima incide profondamente sui monsoni, i venti stagionali che ciclicamente spirano sull’India. Anche se una simile correlazione era nota da decenni, grazie a questo nuovo studio sarà possibile sviluppare uno specifico modello predittivo.

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Secondo il team della ricerca, incorporare le informazioni raccolte dai satelliti nei modelli climatici consente di migliorare l’accuratezza delle previsioni regionali delle temperature dal 5 al 25%. Questi risultati possono essere quindi di grande utilità non solo per il monitoraggio delle condizioni ambientali, ma anche in altri settori, quali l’agricoltura e la gestione di risorse idriche ed energetiche.

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