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Inquiniamo da almeno 7 mila anni : le prove in un antico fiume giordano


Nel Wadi Faynan trovate alte concentrazioni di rame nel letto di un corso d’acqua risalenti al tardo Neolitico. Secondo il team di studiosi inglesi e canadesi le prime prove di fusione dei metalli da parte dei nostri antenati.


PIU’ che Homo sapiens, siamo l‘Homo inquinans: già 7000 anni fa avvelenavamo  fiumi intasandoli delle scorie derivanti dalla lavorazione dei metalli. Lo conferma uno studio pubblicato su Science of the total environment da un gruppo di antropologi e archeologi inglesi e canadesi che ha trovato inusitate concentrazioni di rame negli antichi sedimenti sul letto di un fiume oggi essiccato nel sud della Giordania, nel sito archeologico di Tell Wadi Faynan.

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”Questa è la prima prova di inquinamento di un fiume dovuto ad attività umane” spiega a Repubblica Christopher Hunt, docente di archeologia alla John Moores University di Liverpool e coautore dello studio. ”Tutta l’area è stata caratterizzata da estrazione e lavorazione di rame attraverso i millenni, ma siccome tra lo strato di terra corrispondente a 7000 anni fa e quelli più recenti esistono strati privi di contaminazione, possiamo dedurre che le tracce di rame nello strato più antico siano proprio dovute ad attività di quel tempo. D’altra parte abbiamo trovato anche coincidenza, in alcuni siti, tra particelle di rame e segni di antichi focolari, usati con ogni probabilità per estrarre il rame dalle rocce minerali”.

”Retrodatando la lavorazione del rame già a 7000 anni fa, ossia molto prima dell’Età del Bronzo, questo studio conferma un fatto: siamo soliti attribuire delle date d’inizio alle grandi conquiste dell’umanità, come l’uso del metallo o l’invenzione dell’agricoltura, basandoci sui dati archeologici. Ma in realtà queste conquiste sono precedute da lunghi periodi di tentativi ed errori” osserva Telmo Pievani, epistemologo e docente di filosofia delle scienze biologiche all’Università di Padova. ”Le tracce trovate in Giordania suggeriscono che 7000 anni fa i nostri antenati armeggiassero con le rocce minerali, forse perché attratti dal loro colore insolito, e avessero imparato a fonderle con rudimentali calderoni in pietra, o tramite buche nel terreno, per estrarne il rame e realizzare piccoli ornamenti”.

E gli effetti di tanta attività sulla salute? ”Gli archeologi non hanno trovato nel sito di Wadi Faynan ossa umane di 7000 anni fa, ma sappiamo che in tempi successivi le ossa di chi viveva in quella stessa area – ed è stato sepolto in un cimitero d’epoca romana vicino al sito – avevano tracce di metalli pesanti, come rame e piombo” commenta Pievani. ”Questo perché, per le innaturali concentrazioni causate dal lavoro metallurgico, i metalli pesanti erano assorbiti dalle piante, che erano mangiate dagli animali da allevamento, a loro volta consumati dall’uomo”.

”Abbiamo trovato livelli di inquinamento che se si riscontrassero al giorno d’oggi in Europa scatenerebbero un allarme sanitario” sottolinea Christopher Hunt. ”Questo tipo di intossicazione da metalli alza il rischio di tumore ai tessuti molli, in particolare ai reni”. Che le prime tecnologie fossero nemiche della salute, del resto, lo avevamo intuito studiando un antenato dell’uomo molto più antico degli improvvisati fabbri di Wadi Faynan.

”Già nelle ossa e soprattutto nei denti dei Neanderthal sono stati trovati segni che gli individui più anziani avessero respirato tantissimo fumo di carbone. Usavano ripari di roccia, e in questi ambienti chiusi l’uso del fuoco li portava, in sostanza, ad autointossicarsi col fumo già tra 170.000 e 40.000 anni fa” commenta Pievani. E chissà, se il caso non ci avesse messo una pezza, magari anche la nostra evoluzione avrebbe potuto avere seri ostacoli.

Un recente studio di Gary Perdew della Pennsylvania State University, infatti, mostra che è stata una mutazione – oggi presente nel genoma dell‘Homo sapiens ma assente nel DNA dei Neanderthal – ad averci reso meno vulnerabili al fumo: quella nel gene AHR, che regola la risposta del corpo agli idrocarburi policiclici aromatici, carcinogeni, emessi dal legno che brucia. Forse è anche questo che ha consentito di non guastare l’incanto delle pitture rupestri delle grotte di Altamira e Lascaux, con un l’aggiunta di un cupo segno ammonitore che esprima il concetto: vietato fumare ”.

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