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INTERAZIONI GALATTICHE


Lo sguardo elettronico di Hubble ha colto dei mutamenti in atto all’interno di una galassia dall’aspetto enigmatico che fa parte del vasto cluster della Vergine.


Si trova nella costellazione della Vergine, ad una distanza di circa 60 milioni di anni luce, è stata scoperta il 17 aprile 1784 da William Herschel ed ha un aspetto confuso che ha attirato l’attenzione degli astronomi. E’ la galassia NGC 4388, protagonista del nuovo ‘scatto d’autore’ realizzato dal telescopio spaziale Hubble con la Wide Field Camera 3 (WFC 3).  Nota anche con i complessi codici alfanumerici di LEDA 40581 e IRAS 12232+1256, la galassia in questione fa parte di una grande e massiccia ‘famiglia’ di oltre 1300 esemplari che costituiscono l’Ammasso della Vergine.

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Lo sguardo elettronico dello storico telescopio NASA-ESA ha colto NGC 4388 in una fase particolare della sua vita evolutiva. La galassia, infatti, sta sperimentando gli ‘svantaggi’ di appartenere ad un entourage di suoi simili così affollato e sta subendo dei mutamenti che le hanno fatto assumere un look ‘misto’, nonostante sia ufficialmente classificata come galassia a spirale. Nel ritratto di Hubble, le zone periferiche di NGC 4388 appaiono tranquille e prive di tratti peculiari, una caratteristica che contraddistingue le galassie ellittiche.

Il suo centro, invece, presenta una situazione più articolata: filamenti di polveri situati all’interno di due bracci simmetrici a spirale, che emergono dal nucleo luminoso, tipico tratto distintivo delle galassie a spirale.

I punti blu e scintillanti, che gremiscono lo spazio entro i bracci, indicano le zone dove si trovano gli astri più giovani e sono emblematici del fatto che NGC 4388 abbia recentemente ospitato processi di formazione stellare.

Secondo gli studiosi, le peculiarità di questa galassia un po’ ellittica e un po’ a spirale sono da attribuire ad influenze reciproche con altre compagne nel Cluster della Vergine. Le interazioni gravitazionali tra queste entità, infatti, possono manifestarsi in vari modi ed agire anche pesantemente su strutture e contenuti delle galassie, sino a giungere a vere e proprie forme di ‘cannibalismo galattico’.

Le galassie più fortunate, quindi, se la ‘cavano’ con cambiamenti di lieve entità, come l’alterazione di uno dei bracci o l’innesco di un’ondata di formazione stellare, mentre quelle che subiscono un’influenza più violenta vedono la loro struttura trasformata completamente e in maniera definitiva.

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