La ‘firma’ del boro su Marte


L’elemento chimico identificato per la prima volta sulla superficie del pianeta grazie a Curiosity. La scoperta presentata alla conferenza autunnale dell’American Geophysical Union.


E’ stato scovato in vene minerali di solfato di calcio e la sua presenza è emblematica delle potenziali condizioni di vivibilità delle acque sotterranee nel passato di Marte. Si tratta del boro, elemento scoperto per la prima volta sul Pianeta Rosso nel corso delle ‘indagini’ che Curiosity sta svolgendo nell’area del Gale Crater e del Mount Sharp, il rilievo che si erge nel cratere.

I risultati della ricerca sono stati presentati a San Francisco lo scorso 13 dicembre nel meeting “News from Gale Crater: recent findings from NASA’s Curiosity Mars rover”, tenuto durante la Fall Conference dell’American Geophysical Union (AGU).

Il rover della NASA, il cui ‘mandato esplorativo’ è stato recentemente esteso di due anni, ha svolto la sua campagna di ricerca con il laser che fa parte dello strumento ChemCam (Chemistry and Camera), collocato in cima alla sua asta.

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L’area in cui il rover ha individuato l’elemento.


Gli studiosi, a questo punto, si interrogano sulle peculiarità del boro ‘marziano’: infatti, se avesse proprietà simili a quello terrestre, significherebbe che le acque sotterranee del Pianeta Rosso, all’origine delle vene minerali prese in considerazione, avrebbero avuto una temperatura compresa tra zero e 60° Celsius e un pH da neutro ad alcalino. Questi parametri, secondo il team della ricerca, avrebbero potuto creare condizioni di vivibilità.

Il boro è notoriamente associato a siti aridi dove è avvenuta l’evaporazione dell’acqua e sulla Terra, infatti, è stato trovato in luoghi desertici e inospitali come la Death Valley.

Sono due le ipotesi che i ricercatori hanno preso in considerazione per spiegare la presenza del boro nelle vene minerali marziane: la prima riguarda l’inaridimento di un antico lago presente nel Gale Crater, che avrebbe lasciato depositi contenenti questo elemento chimico in uno strato sottostante; la seconda, invece, contempla dei cambiamenti chimici nei depositi argillosi e l’azione delle acque sotterranee nella sedimentazione del boro.

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Le nuove ricerche condotte da Curiosity, quindi, schiudono ulteriori scenari sui cambiamenti che, miliardi di anni fa, hanno interessato su Marte antichi laghi e ambienti umidi sotterranei. Queste alterazioni hanno dato luogo a differenti contesti chimici, che avrebbero inciso sulle condizioni favorevoli alla vita microbica.

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