Fiume Colorado. Tracce di antiche maree ridisegnano il suo sbocco in mare


Cinque milioni di anni fa, il fiume Colorado sfociava nel Golfo della California come oggi, ma molto più a nord, nelle vicinanze dell’attuale città di Blythe, che oggi è situata ai margini del deserto di Sonora, distante dal mare.

Le prove che il tratto finale del Colorado River scorresse sotto l’oceano sono state trovate nelle stesse rocce sedimentarie che costituiscono le sponde del fiume.

Gli strati di queste rocce, infatti, si alternano regolarmente in spessori diversi, rispecchiando così l’andamento delle correnti di marea durante gli innalzamenti e gli abbassamenti di livello del mare, contrassegnando anche i 330 metri di sollevamento del fondo marino degli ultimi 5 milioni di anni.

I risultati dello studio, condotto da Brennan O’Connell, geologa dell’Università dell’Oregon (UO) e autrice principale del relativo articolo, pubblicato sulla rivista on line Geology, forniscono prove convincenti che l’intera regione era un tempo sommersa dall’oceano.

Questa ipotesi contrasta la precedente, durata due decenni, secondo cui si riteneva che il tratto finale del fiume Colorado coincidesse, in realtà, con il lago più meridionale di una catena di grandi laghi d’acqua dolce formatisi con le prime portate d’acqua del fiume.

“I depositi di marea indicano il sollevamento della vasta regione, dalla faglia di S.Andrea all’Altopiano del Colorado, degli ultimi 5 milioni di anni”, afferma la co-autrice Rebecca J.Dorsey, docente presso il Dipartimento di Scienze della Terra della UO, che ha studiato per anni il percorso del fiume. “Questo studio fa un passo importante verso la risoluzione del dibattito ventennale sugli ambienti deposizionali e il significato tettonico di quest’area”.

Il fiume Colorado compie un percorso tortuoso di circa 160 miglia da Blythe, passando sotto l’Interstatale 10 e, scorrendo per lo più verso sud, per andare a riversare le sue acque nel Golfo della California.

I sostenitori della teoria del lago ritengono che i fossili marini trovati nelle rocce siano da attribuirsi a grandi stormi di uccelli, che periodicamente avrebbero trasportato in quella regione organismi marini prelevandoli dall’oceano.

Le nuove scoperte – sostiene O’Connell – sostengono le prove dei paleontologi che per più di 50 anni hanno invece ipotizzato, basandosi esclusivamente sulla presenza di fossili marini, che l’area fosse stata in realtà un ambiente di mare.

“Siamo giunti a questa conclusione osservando i fatti da una nuova prospettiva”, dice O’Connell. “Ci siamo concentrati sulle caratteristiche delle rocce, collegandole sia con la chimica che con la paleontologia. Volevamo capire come queste rocce avevano potuto formarsi negli antichi ambienti, identificando caratteristiche distintive. I depositi sedimentari hanno un aspetto molto diverso, a seconda se siano stati depositati in un lago anzichè in una zona costiera sottoposta alle azioni delle maree”.

“Le variazioni di spessore degli strati offrono chiari indizi sui processi di deposito”, afferma. La studiosa. “Maree più forti trasportano carichi di sedimenti più consistenti”.

Sono stati utilizzati modelli matematici per collegare lo spessore degli strati sedimentari con la velocità di marea. I risultati indicano cicli di marea regolari piuttosto che movimenti casuali di sedimenti che sarebbero stati prodotti dalle piene dei fiumi tributari, da tempeste, correnti del lago o azione dei venti.

“Il maggior sedimento trasportato dalle maree più forti e più incisive hanno quindi formato uno strato più spesso”, ribadisce O’Connell. “Le differenze di velocità delle correnti di marea sono chiaramente visibili in questi strati di rocce sedimentarie; cosa che non accade in un lago. I laghi non hanno maree così incisive da dare origine a differenze così palesi”.

Attualmente, il basso corso del fiume Colorado è stato ridotto a poco più che un semplice ruscello a causa dell’enorme volume d’acqua che viene di continuo prelevato per la produzione di energia elettrica lungo i 2339 chilometri del suo percorso.

Tuttavia, la cicatrice lasciata dai suoi canyon, oltre la spettacolarità dei paesaggi, costituisce un preziosissimo laboratorio naturale con cui indagare sulla evoluzione geologica e morfologica del territorio di quella parte di America del Nord.

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