Il Plancton monitorato dallo spazio


Un team di scienziati coordinato dall’Università dell’Oregon ha utilizzato i dati raccolti nell’arco di quasi un decennio dallo strumento laser CALIOP installato sul satellite CALIPSO nella NASA per monitorare l’evoluzione del plancton nei nostri oceani. I risultati su Nature Geoscience.

* * *

Un fascio di luce verde smeraldo che attraversa cielo e mare, svelando una specie di arcobaleno tra le onde.

 È l’immagine realizzata dalla NASA per raccontare con una suggestione artistica l’ultima impresa del satellite CALIPSO (Cloud-Aerosol Lidar and Infrared Pathfinder Satellite Observation), che ha fornito la  prima osservazione continuativa dei cicli che regolano l’evoluzione del plancton negli oceani. Fornendo così una dettagliata analisi dello stato di salute delle acque del nostro pianeta, a partire da uno dei suoi ingredienti fondamentali: l’insieme di microrganismi trasportati dalle correnti che costituiscono la base del nutrimento di molte creature marine.

Ora preziose informazioni su questa ineffabile ma cruciale componente oceanica ci arrivano direttamente dallo spazio, grazie allo strumento CALIOP (Cloud-Aerosol Lidar with Orthogonal Polarization) installato su CALIPSO.

Si tratta di un sensore in grado di ‘vedere’ attraverso la nebbia, le nubi e l’oscurità grazie a una sofisticata tecnologia laser, che per quasi un decennio ha scandagliato le acque degli oceani in Artide e Antartide monitorandone il plancton.

I risultati, raccolti dal 2006 al 2015, sono stati pubblicati oggi su Nature Geoscience.

129480_web

 “È molto importante capire che cosa controlla questi cicli e come potrebbero cambiare in futuro – spiega Michael Behrenfeld dell’Oregon State University e leader dello studio – perché le dinamiche che regolano le comunità di plancton hanno implicazione per tutti gli altri organismi della rete marina.”

I dati di CALIOP rivelano che i cicli del fitoplancton – ovvero gli organismi fotosintetizzanti presenti nel plancton – sono più legati all’evoluzione dei loro predatori di quanto si pensasse in precedenza.

In particolare, quando la crescita di fitoplancton accelera, i microrganismi sono in grado di ‘superare’ i loro predatori, evolvendosi dunque più rapidamente. Ma appena cessa l’accelerazione del ciclo del plancton, i predatori tornano di nuovo in vantaggio.

Per spiegare questo meccanismo evolutivo, Behrenfeld paragona il fitoplancton e i predatori a due palline rispettivamente verde e rossa tenute insieme da una corda elastica.

“Prendiamo la palla verde – che rappresenta il fitoplancton – e colpiamola con una racchetta. Finché la palla accelera, la corda elastica si stira, e la palla rossa – che rappresenta tutto ciò che si nutre del fitoplancton – non riesce a raggiungere quella verde. Ma appena la palla verde smette di accelerare, la tensione accumulata dalla corda diventa massima, fino al punto in cui la palla rossa torna indietro e si scontra con la palla verde. Questo ci insegna che se vogliamo comprendere gli ecosistemi polari dobbiamo tenere presente il delicato equilibrio tra predatori e prede” dice il ricercatore.

Lo studio su Nature Geoscience costituisce così l’ultima prova di come l’osservazione satellitare possa aiutarci a capire qualcosa di più dei meccanismi che regolano la vita sul nostro pianeta.

Fonte

Advertisements