La strana storia dell’allunaggio sovietico del 1959


Il 20 luglio del 1969, la NASA ha fatto la storia dei viaggi spaziali portando i primi esploratori umani sulla superficie della Luna. Questo viaggio incredibile, intrapreso dall’equipaggio dell’Apollo 11, è salutato come l’apice nella corsa allo spazio contesa tra Stati Uniti e Unione Sovietica.

Ma un decennio prima, nel 1959, era il programma spaziale sovietico a far mangiare la polvere alla NASA nell’esplorazione lunare. Il 14 settembre di quell’anno—57 anni fa precisi—l’URSS tagliò uno dei traguardi fondamentali del viaggio interplanetario, raggiungendo la Luna con la sua soda Luna 2 (o, secondo traduzioni alternative, Lunik 2).

Per la prima volta, un oggetto fabbricato dall’uomo ha toccato la superficie di un altro mondo, e la missione ha rappresentato un passaggio preliminare cruciale nelle spedizioni di equipaggi umani sulla Luna. Per migliaia di anni, gli uomini erano stati costretti a contemplare il nostro satellite naturale da lontano, ma Luna 2 ha provato infine che la sua superficie, fino a quel momento incontaminata, era a portata di mano.

Il governo sovietico festeggiò la vittoria immediatamente, con un annuncio radiofonico che interruppe la normale programmazione di musica classica emessa della stazione radio controllata dallo stato.

“Attenzione, qui Mosca,” diceva la voce, descritta come “tetra” dal New York Times. “Oggi, 14 settembre, alle 00:02:24, ora di Mosca, il secondo razzo cosmico sovietico ha raggiunto la superficie lunare. È la prima volta nella storia che un volo cosmico partito dalla Terra raggiunge un altro corpo celeste.”

La prima reazione dell’America alla notizia è stata di incredulità. Luna 1, il primo “razzo cosmico” dei sovietici, aveva tentato di raggiungere il suolo lunare, mancando il satellite di 5.995 chilometri—pur guadagnandosi almeno il titolo di prima navicella della storia a sfuggire dalla morsa gravitazionale terrestre ed entrare in orbita intorno al Sole.Per la prima volta, un oggetto fabbricato dall’uomo ha toccato la superficie di un altro mondo, e la missione ha rappresentato un passaggio preliminare cruciale nelle spedizioni di equipaggi umani sulla Luna. Per migliaia di anni, gli uomini erano stati costretti a contemplare il nostro satellite naturale da lontano, ma Luna 2 ha provato infine che la sua superficie, fino a quel momento incontaminata, era a portata di mano.

Il governo sovietico festeggiò la vittoria immediatamente, con un annuncio radiofonico che interruppe la normale programmazione di musica classica emessa della stazione radio controllata dallo stato.

“Attenzione, qui Mosca,” diceva la voce, descritta come “tetra” dal New York Times. “Oggi, 14 settembre, alle 00:02:24, ora di Mosca, il secondo razzo cosmico sovietico ha raggiunto la superficie lunare. È la prima volta nella storia che un volo cosmico partito dalla Terra raggiunge un altro corpo celeste.”

La prima reazione dell’America alla notizia è stata di incredulità. Luna 1, il primo “razzo cosmico” dei sovietici, aveva tentato di raggiungere il suolo lunare, mancando il satellite di 5.995 chilometri—pur guadagnandosi almeno il titolo di prima navicella della storia a sfuggire dalla morsa gravitazionale terrestre ed entrare in orbita intorno al Sole.

Ugualmente, gli scienziati americani speravano che con il fallimento di Luna 1 sarebbe stato chiaro che colpire un obiettivo in movimento come la Luna fosse una sfida eccessiva per le capacità dei sistemi di rotta sovietici.

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La NASA stessa aveva i suoi problemi da risolvere in quel momento, essendo stata finanziata giusto l’estate precedente, in risposta alla crisi generata dalla sonda Sputnik. L’agenzia stava cercando di riprendersi da una serie di fallimenti agli occhi dell’opinione pubblica, tra cui l’esplosione della rampa di lancio di Vanguard 1 avvenuta nel 1957, che doveva essere la risposta americana alla sonda Sputnik. Invece il progetto venne ribattezzato con nomignoli degradanti, come “Flopnik” o “Kaputnik.”

Ma i dubbi iniziali sull’effettiva riuscita della missione russa sulla Luna evaporarono non appena gli scienziati inglesi al Jodrell Bank Observatory intercettarono le ultime trasmissioni del Luna 2, precedenti al suo schianto programmato sulla superficie lunare, e confermarono la genuinità dei fatti. Nonostante il luogo del riposo di Luna 2 sia tutt’ora sconosciuto, gli strumenti della sonda furono in grado di restituire i dati concreti e verificabili della sua discesa fatale verso la regione della Palus Putredinis, sulla Luna.

Come Sputnik, Luna 2 aveva una forma sferica e antenne sporgenti. Il corpo principale conteneva contatori geiger, rivelatori di radiazioni e micro-meteoriti, e un magnetometro. Questi strumenti furono utilizzati per mappare la cintura radioattiva di Van Allen che circonda la Terra e per scoprire se la Luna presentasse un cerchio di particelle cariche magneticamente simile al nostro (la risposta è no, e lo sappiamo grazie a quella missione).

Luna 2 ha anche dimostrato tutta la sua passione per la teatralità, producendo una nube arancione di gas sodio in orbita, il 13 settembre. Questo sbuffo di fumo ha aiutato gli osservatori ad avere una visuale della traiettoria della sonda, fornendo al contempo un’opportunità per studiare la dissipazione del gas nel vacuum spaziale.

Ma il vero traguardo scientifico tagliato dalla sonda è stato il momento in cui si è schiantata sulla Luna. Gli atterraggi dolci su corpi celesti altri dal nostro sarebbero diventati realtà solo nel 1966, a opera di un’altra sonda Luna spedita sul satellite, perciò, tralasciando le sbavature e il fatto che sia stato un vero e proprio schianto al suolo, questo storico primo contatto ha rappresentato una vittoria fondamentale per il programma spaziale sovietico.

Le tempistiche della missione non sarebbero potute essere migliori per il primo ministro Nikita Khrushchev, che era atteso a Washington DC per il 15 settembre, il giorno dopo l’impatto, per un tour di alto profilo degli Stati Uniti.

Ci sono stati un paio di momenti difficili durante il viaggio—Khrushchev si è offeso a morte quando ha scoperto di avere il divieto di entrare a Disneyland, per esempio—in compenso, però, si è presentato all’allora Presidente Eisenhower con le repliche onorarie degli stendardi sferici commemorativi che Luna 2 aveva espulso sulla superficie lunare prima di sfracellarsi.

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Replica degli stendardi sovietici lasciati sulla Luna da Luna 2.


Sugli stendardi c’erano incisi lo stemma della Russia e la parola “URSS” in cirillico, oltre alla data del lancio di Luna 2. Come molti degli scambi tra i capi di stato americani e sovietici durante la Guerra Fredda, il gesto sembrava in parte una genuina dimostrazione di amicizia, in parte un implicito gioco di potere. Era come se Khrushchev stesse suggerendo: “Che cosa carina che i vostri scienziati stiano cercando di atterrare sulla Luna; magari incontreranno questi bei gingilli che il nostro programma spaziale ha appena lasciato lassù.”

Questa tensione di sottofondo è evidente in molte delle notizie e degli articoli americani che al tempo raccontarono il successo di Luna 2. “La Russia sovietica ha tagliato un traguardo drammatico nell’esplorazione dello spazio con il lancio del primo razzo ad impattare il suolo lunare,” diceva Ed Herlihy in un programma intitolato “Red’s ‘Lunik’ Hits the Moon” tradotto “Il ‘Lunik’ dei comunisti raggiunge la Luna”.

“Gli osservatori occidentali hanno monitorato due segnali radio provenienti dal Lunik fino al momento dell’impatto, che è andato quasi perfettamente a segno, nel centro geografico della faccia della Luna—un tiro impressionante lungo oltre un terzo di milione di chilometri,” continuava Herlihy. “Con una mossa spettacolare e puntuale, la Russia ha totalizzato un successo scientifico tra i più importanti, dimostrando con teatralità l’accuratezza e affidabilità dei propri missili, e dando a Khrushchev un bonus propaganda giusto in tempo per la sua visita in America.”

“Mosca ha mirato alla Luna e preso in pieno il bersaglio.”

In questo modo, le notizie americane sul successo russo avevano un tono pacatamente congratulatorio, ma lasciavano anche trapelare un certo disagio nei confronti della potenza missilistica sovietica, e scagliavano qualche frecciata ai media di Mosca, controllati dal governo.

L’accenno alla propaganda russa era in qualche modo validato dalle notizie dal lato sovietico, che collegavano il successo della sonda all’ascesa del comunismo.

“La stampa sovietica distribuita sia in terra russa che all’estero non ha aspettato un attimo a ribadire la superiorità della scienza sovietica e per estensione la superiorità del regime comunista che l’ha sostenuta,” ha scritto il reporter Max Frankel in un articolo da prima pagina sul New York Times datato 14 settembre 1959.

“Alcune dichiarazioni hanno anche messo a confronto il successo sovietico al tentativo americano fallimentare di raggiungere la Luna l’anno precedente,” continuava. “Altri commentatori hanno dichiarato che la riuscita sovietica è stata possibile grazie a carburante ed equipaggiamento superiore a quelli degli Stati Uniti.”

Ad ogni modo, l’articolo di Frankel includeva anche una speculazione dai toni preveggenti, che è interessante rivedere ora, a posteriori: “Molti scrittori della stampa sovietica questa mattina hanno affermato come ora sia chiaro che non è lontano il giorno in cui l’uomo potrà volare verso la Luna.”

Senza dubbio questi scrittori sovietici speravano che sarebbe stata la loro nazione a fare per prima “il grande passo.” Invece, appena meno di dieci anni dopo l’impatto inaugurale di Luna 2, la visione condivisa da così tanti sognatori sulla Terra divenne realtà con le impronte di Neil Armstrong e Buzz Aldrin sulla superficie della Luna.

Si è trattato senza dubbio del decennio più pirotecnico nella storia dei viaggi spaziali. Ma per quanto il programma Apollo sia ricordato come il capostipite delle missioni lunari, Luna 2 è stato il piccolo intrepido viaggiatore che ha davvero dato inizio alle avventure umane sulla Luna.

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