I 5 ragni più pericolosi in Italia: ecco quali sono e dove si trovano



In Italia vivono circa 1.600 specie di ragni, ma quelle di interesse medico sono pochissime.


Appartenente al phylum degli artropodi come quello degli insetti, l’ordine dei ragni (scientificamente Araneae) conta nel mondo circa cinquantamila specie, 1.600 delle quali, in base alle ultime stime, vivono sul territorio italiano. Generalmente tutte le specie di ragno sono velenose, tuttavia soltanto una piccola parte di esse può essere considerata pericolosa per l’uomo, poiché nella maggior parte dei casi, seppur dolorosi, i morsi e le punture non inoculano veleno, inoltre molto spesso gli effetti delle tossine risultano blandi e la sintomatologia sparisce in poco tempo. L’aracnofobia, catalizzata fra le altre cose dalla cattivissima e ingiustificata ‘pubblicità’ verso questi animali, oltre che da credenze folkloristiche, è comunque una delle fobie più diffuse e può scatenare reazioni del tutto irrazionali, così come veri e propri attacchi di panico. Nel nostro paese i ragni realmente pericolosi sono soltanto un paio, ma vi sono anche altre specie di interesse medico.

Ecco quali sono:

Il morso doloroso del Segestria florentina


La Segestria florentina, così chiamata poiché i primi esemplari studiati vennero trovati lungo l’Arno, non è un ragno tecnicamente ‘pericoloso’ a causa del suo veleno, che è dotato di scarse proprietà neurotossiche, ma principalmente per la spiccata aggressività e il potente e dolorosissimo morso provocato dai cheliceri, i caratteristici denti chitinosi dei ragni, che in questa specie e in particolar modo nelle femmine hanno grosse dimensioni. Non a caso, la Segestria florentina è la specie più grande in Europa appartenente alla famiglia dei segestridi, e le femmine possono arrivare a 2,2 centimetri di lunghezza zampe escluse. Si tratta di un ragno piuttosto facile da riconoscere, sia per la colorazione, tipicamente nera, che per il comportamento: esso costruisce infatti una tipica ragnatela tubulare, e attende all’uscio con una caratteristica posizione delle zampe, sei delle quali proiettate in avanti e pronte a ghermire la preda di turno, solitamente altri ragni, api, vespe, blatte e anche lepidotteri notturni. La femmina si differenzia dal maschio per la colorazione iridescente dei possenti cheliceri, che non esita a mostrare – sollevando anche le zampe anteriori – con fare minaccioso. È possibile trovarla in cantine, fessure e vecchie abitazioni, soprattutto quelle con mura non lisce, dato che la specie non è in grado di scalarle. In Italia è presente in tutte le regioni.

Il ragno dal sacco giallo, Cheiracanthium punctorium


Il ragno dal sacco giallo o cheiracanzio, a differenza della Segestria florentina, predilige gli spazi aperti come prati e terreni incolti, dove costruisce tra foglie e arbusti una particolare sacca di seta, non utilizzata per cacciare ma principalmente per scopi riproduttivi. Anche il veleno di questa specie ha effetti blandi sull’essere umano, benché nei soggetti predisposti possa sfociare in nausea, mal di testa, vomito e senso di oppressione toracica, associati al bruciore della zona colpita che diventa rossastra e gonfia. In passato si credeva che il suo morso velenoso, dal potere neurotossico e citotossico, potesse avere effetti necrotizzanti come quelli del ben più temibile ragno violino, un’ipotesi scartata dagli scienziati.

Il pericolo principale deriva dal dolorosissimo morso, provocato dai poderosi cheliceri, soprattutto nei maschi. Il nome comune deriva dalla caratteristica colorazione, dove al cefalotorace e alla testa tendenti al rosso-arancio, si accompagna un opistosoma (la parte posteriore dei ragni) di colore giallo-ambrato, solcato da una linea bruna trasversale. In Italia è presente praticamente su tutto il territorio, ma in Sicilia non è mai stato osservato. La specie è balzata agli onori della cronaca perché nel 2014 fu al centro del richiamo di circa 40 mila Mazda 6 negli Stati Uniti: il ragno, attratto dall’odore della benzina, trovava particolarmente accogliente la pompa di carburante della vettura giapponese, dove vi costruiva la tana.

La falsa tarantola, Lycosa tarentula


Benché appaia nel nome scientifico e comunemente venga chiamata così, la Lycosa tarentula è un ragno lupo e non una vera e propria tarantola, termine che si riferisce a tutt’altro genere di aracnidi. Oltre a essere il più grande ragno italiano (la femmina può arrivare sino a sette centimetri con le zampe), questa specie è nota per un dettaglio più folkloristico che scientifico, ovvero la ‘danza’ del tarantolato scatenata dal morso, dalla quale sarebbe poi derivato il nome della tarantella o pizzica. In realtà, secondo gli scienziati, il reale responsabile del tarantismo sarebbe il morso della vedova nera (Latrodectes tredecimguttatus), e i movimenti incontrollati – spasmi assimilabili alle crisi epilettiche – sarebbero sintomi psicosomatici. La Lycosa tarentula non è aggressiva e vive negli spazi aperti, principalmente in Italia centro-meridionale e in particolare in Puglia, dove scava buche nel terreno profonde una ventina di centimetri. Il suo nome deriva proprio dalla città di Taranto o dal fiume Tara. Il morso, doloroso a causa delle grandi dimensioni del ragno, è quasi del tutto privo di effetti, che sono locali e svaniscono in brevissimo tempo.

Il ragno violino, Loxosceles rufescens


Il ragno violino è ritenuto uno dei due ragni più pericolosi presenti sul territorio italiano, a causa del suo potente veleno con effetto necrotizzante responsabile del cosiddetto loxoscelismo. Fortunatamente questa specie inietta il suo veleno solo nel 40 percento dei morsi, ed i suoi effetti più gravi, che possono sfociare sino all’amputazione di un arto, emergono soltanto nei soggetti molto sensibili. Di piccole dimensioni e di colore marrone uniforme, con zampe lunghe e sottili, questo ragno rappresenta un pericolo poiché si introduce facilmente in casa in cerca di prede o di insetti morti, ed essendo lucifugo (non ama la luce), spesso si infila sotto i vestiti, dentro le calzature o sotto le coperte del letto. Non è aggressivo e tende a fuggire, ma se messo alle strette e infastidito può mordere per difendersi.

La vedova nera, Latrodectes tredecimguttatus


La malmignatta o vedova nera, così chiamata per il comportamento della femmina che uccide il maschio dopo l’accoppiamento, è indubbiamente il ragno più pericoloso presente sul territorio italiano. Il suo morso può infatti avere effetti letali, principalmente su bambini, anziani o soggetti debilitati fisicamente. I casi fatali registrati sono comunque rarissimi. La femmina è facilmente riconoscibile per l’addome globoso e nero con tredici caratteristiche macchie rosse, che tuttavia, a seconda della distribuzione geografica, possono anche non essere presenti. A causa delle piccole dimensioni, circa 15 millimetri nella femmina, il morso non è immediatamente doloroso, ma successivamente provoca nausea, vomito, dolori addominali e sensazione di morte imminente, con possibili squilibri a livello pressorio e del ritmo cardiaco. Nei soggetti più sensibili può sfociare in uno shock anafilattico. I sintomi più seri fortunatamente spariscono in un paio di giorni, ma il senso di debolezza può perdurare anche per alcune settimane. In Italia si trova principalmente a Sud e nel Centro Italia lungo la costa tirrenica, oltre che in Sardegna. Vive nei terreni brulli o vicino a muretti e sassi, e raramente può costruire la sua tana vicino alle abitazioni.

Fonte

Advertisements

Un pensiero su “I 5 ragni più pericolosi in Italia: ecco quali sono e dove si trovano

  1. splendido reportage sui ragni velenosi in Italia, molto utile per la descrizione degli artropodi anche per uso medico , dermatologico in particolare !!! molto utile per il riconoscimento degli artropodi , per le foto a colori…e per le caratteristiche di ciascun insetto. GRAZIE !!!

    Mi piace

I commenti sono chiusi.