Gli UFO sono già stati sulla Terra?


 

Ricostruzione dell’arrivo in Mesopotamia dei veicoli spaziali provenienti dal pianeta Nibiru.


Cinquemila anni prima di Cristo i Sumeri partivano dalla Mesopotamia a bordo di “astronavi spaziali” per stabilire contatti con gli extraterrestri. Grazie a queste creature divine, infatti, le arcaiche civiltà della Terra avrebbero fatto i progressi più sorprendenti e le più clamorose scoperte. Lo sostengono i cultori dell’archeologia spaziale.


Ben 5000 anni prima dell’era cristiana c’erano già astronavi che dal cuore della Mesopotamia decollavano verso altri mondi. Erano le navi spaziali dei Sumeri, fra i primi popoli a sviluppare agricoltura, allevamento e metallurgia.

È questa la sorprendente dichiarazione fatta lo scorso settembre dal ministro dei trasporti iracheno Kazem Finjan. Presentando il nuovo aeroporto del distretto di Dhi Qar, nel Sud del Paese, l’uomo politico ha spiegato che la zona, grazie a condizioni meteorologiche favorevoli, è il luogo più sicuro per l’atterraggio e il decollo di aerei, come ben sapevano gli antichi abitanti che lo usavano per le loro missioni interplanetarie.

Le affermazioni del ministro si basano sulle tesi pseudoscientifiche avanzate dallo scrittore azero Zecharia Sitchin (1920-2010), convinto che la storia dell’umanità sia molto diversa da quella comunemente accettata. Appassionato cultore delle lingue semitiche, nel 1976 Sitchin aveva pubblicato il libro Il pianeta degli dei, dove sosteneva di aver scoperto, nelle tavolette di argilla mesopotamiche, la prova che la straordinaria cultura sumerica sia da attribuire all’apporto di una razza aliena chiamata Anunnaki, proveniente da un misterioso pianeta X di nome Nibiru. E non è tutto. Secondo lo scrittore, il “salto” evolutivo tra la specie di Homo erectus e quella di Homo sapiens sarebbe dovuto a un innesto genetico operato dagli Anunnaki: gli dei venuti dal cielo di cui parlano tutte le antiche religioni del mondo, pur dando loro di volta in volta nomi diversi.

Conservato presso il Museo dell’Asia Anteriore di Berlino, il sigillo a forma di cilindro chiamato VA243 racchiuderebbe la prova che gli antichi Sumeri disponevano di conoscenze astronomiche incredibili per quei tempi. Risalente al 2500 avanti Cristo, il sigillo raffigura, in mezzo a due figure umane, una stella circondata da undici piccoli cerchi di varie dimensioni. Secondo Sitchin, il disegno centrale rappresenterebbe il sistema solare com’era poco dopo la sua formazione, prima che una catastrofe cosmica ne modificasse la configurazione. Tale evento sarebbe stato l’arrivo di Nibiru, un pianeta alieno che avrebbe provocato la parziale distruzione di un corpo celeste situato fra Marte e Giove, lasciando al suo posto la fascia degli asteroidi. Proprio da Nibiru sarebbero arrivati gli Anunnaki, che avrebbero “creato” il genere umano ed edificato le prime civiltà sulla Terra.


La visione di Ezechiele


«Io guardavo ed ecco un uragano avanzare dal settentrione, una grande nube e un turbinio di fuoco con al centro quattro esseri animati. Ed ecco sul terreno comparire una ruota al fianco di ciascuno di essi. Le ruote avevano tutte la stessa forma e potevano andare in quattro direzioni. La loro circonferenza era assai grande». Per lo scrittore svizzero Erich von Däniken questa descrizione biblica di una visione del Signore avuta dal profeta Ezechiele sarebbe la prova che quella macchina volante portava sulla Terra esseri provenienti da altri pianeti. Lo scrive in un saggio del 1968 intitolato Gli extraterrestri torneranno, per dimostrare che esploratori alieni visitarono la Terra migliaia di anni fa e furono considerati degli dei dalle popolazioni primitive: ai loro occhi le realizzazioni tecnologiche avanzate sembravano soprannaturali.

Atlantide e l’antico Egitto

A credere che la storia dell’uomo nasconda molti segreti sono anche i seguaci del celebre occultista americano Edgar Cayce (1877-1945), il quale, in seguito a una seduta medianica avvenuta il 29 ottobre 1935, riferì di aver esplorato le epoche precedenti all’antico Egitto con i suoi poteri di sensitivo.

A costruire la Sfinge e la Grande Piramide, sostenne Cayce, era stata una razza diversa da quella locale: quella degli Atlantidei, emigrati in quella regione 10.500 anni prima di Cristo. Del resto, una strana leggenda egizia racconta che svariati millenni or sono erano giunti in Egitto alcuni stranieri che avevano dichiarato di provenire da una terra lontana chiamata Farsan. Furono loro a fondare sulle rive del Nilo una grande nazione e a trasmettere alle genti locali una conoscenza e una tecnologia avanzatissime.

I re che si avvicendarono al comando del regno e che si distinsero per le loro memorabili imprese furono chiamati Faraoni, un nome derivato da Far e da Haon, il cui significato è “ figlio”. Ma quei “ figli di Farsan” erano davvero i superstiti di Atlantide, un popolo che secondo alcuni non era di questo mondo e invece proveniva da un altro pianeta? Forse la favolosa città dove abitavano era in realtà un’enorme astronave, la cui partenza in una nube di fuoco avrebbe generato il mito del cataclisma che ne avrebbe accompagnato l’improvvisa scomparsa.

Inutile dire che nessun archeologo “ufficiale” è disposto a sottoscrivere questa suggestiva ipotesi da fantascienza.

Piste nel deserto peruviano

Una linea perfettamente diritta lunga 23 chilometri e intorno, nella vastità del deserto peruviano di Nazca, altre linee e centinaia di disegni raffiguranti condor, colibrì, scimmie, ragni, pesci e un’infinità di altre figure misteriose: questo lo spettacolo che si presentò per la prima volta nel 1927 agli occhi stupefatti di Toribio Mija, un pilota dell’aviazione locale, che stava compiendo uno dei primi voli di linea sulla zona. Troppo grandi per essere distinguibili da terra nel loro insieme, quegli enigmatici disegni rappresentano ancor oggi una sfida per il mondo dell’archeologia. Chi ha sfruttato l’enorme lavagna del deserto per tracciarli? E soprattutto, perché? Secondo gli appassionati di ufologia la risposta è semplice: si tratta di piste create da esseri provenienti dallo spazio per il decollo e l’atterraggio delle loro astronavi. A che cosa sarebbero servite, infatti, quelle lunghe linee rette, una delle quali si estende per ben 65 chilometri? Secondo costoro, infatti, è impossibile che una civiltà come quella degli antichi peruviani potesse realizzare un’opera simile, non disponendo di alcun tipo di velivolo. A cercare di risolvere in modo serio il mistero più dibattuto delle civiltà precolombiane si sono comunque cimentati in molti.

Linee e disegni, come ha dimostrato l’archeologa tedesca Maria Reiche, erano stati realizzati con un sistema ingegnoso, cioè rimuovendo le pietre contenenti ossidi di ferro dalla superficie del deserto e lasciando esposto il fondo più chiaro. Gli enormi geoglifi potrebbero essere stati “trasferiti” in grande sul terreno, a partire da disegni più piccoli, grazie a rudimentali pantografi fatti di lunghe corde annodate. Alcuni ritengono che i Nazca li abbiano usati per almeno un millennio, dal 500 avanti Cristo al 500 della nostra era, come calendari solari e osservatori per i cicli astronomici. L’archeologo Tomasz Gorka dell’Università di Monaco pensa invece che si trattasse di “sentieri sacri” da percorrere in particolari cerimonie religiose: il bestiario rifletterebbe infatti l’antica credenza nella divinità della natura espressa attraverso le sue creature. Resta però da capire come i Nazca siano riusciti a tracciare piste perfettamente diritte per chilometri con piccolissimi angoli di deviazione. E che cosa volessero rappresentare con la misteriosa figura nota come “l’astronauta”.


Misteriosi carri volanti

Quasi ogni religione narra di divinità che scendono dal cielo dotate di poteri spettacolari. Negli antichi scritti sanscriti indiani, per esempio, sono descritti i vimana, macchine volanti in uso agli dei, capaci di produrre un fascio di luce che, puntato su un bersaglio, lo consumava con la sua potenza.

Per Von Däniken quegli oggetti volanti erano navette spaziali di origine aliena dotate di laser. Carri volanti o di fuoco compaiono anche nelle leggende germaniche che descrivono il rombante veicolo di Thor, il dio del tuono.

E che dire delle testimonianze secondo le quali il 7 agosto 1566 a Basilea (Svizzera) il cielo fu invaso da misteriose sfere nere che diventarono rosso fuoco prima di dirigersi verso il Sole e scomparire?

O di tanti curiosi oggetti raffigurati dal Medioevo al Rinascimento? Per esempio, che cos’è quell’oggetto aereo, grigio piombo, inclinato sulla sinistra e dotato di

una “torretta” osservato da un uomo col suo cane sullo sfondo del quadro Madonna con Bambino e San Giovanni del pittore fiorentino Sebastiano Mainardi (1460-1513)?

 

 

Una parte della stella della Natività o un Ufo ? L’elenco potrebbe continuare, ma per tutti i casi non c’è antropologo o storico che non sia in grado di offrire una lucida interpretazione scientifica. L’uomo tuttavia ama nutrirsi di sogni e preferisce credere alla favola di un passato ricco di meraviglie.

 

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