Perché un libro allunga la vita



Uno studio di epidemiologi di Yale ha stabilito che chi legge fino a tre ore e mezza alla settimana rischia meno di morire presto.


Harry Potter vale quanto Delitto e Castigo, il Diario di Bridget Jones ha gli stessi effetti di Marcel Proust. Stiamo parlando di longevità: chi legge, che si tratti di grandi classici o romanzi dell’ultima ora, vive un paio d’anni di più rispetto a chi non apre mai un libro.

A stabilirlo è uno studio di epidemiologi di Yale (pubblicato su Social Science & Medicine) condotto, per 12 anni, su 3.650 persone dai 50 anni in su. I ricercatori hanno diviso i partecipanti in tre gruppi: quelli che leggevano fino a tre ore e mezza la settimana, chi “consumava” narrativa per più di tre ore mezza la settimana, e i non lettori.

Rispetto a questi ultimi, chi leggeva fino a tre ore e mezza aveva il 17 per cento in meno di probabilità di morire nei 12 anni successivi, percentuale che saliva al 23 per cento nei forti lettori. Nell’indagine, intitolata “Un capitolo al giorno: il legame tra longevità e la lettura”, l’epidemiologo Avni Bavishi sottolinea che “più le persone leggevano, più vivevano, ma anche 30 minuti al giorno hanno mostrato qualche beneficio”.

La ragione di questo piccolo elisir di giovinezza? Probabilmente, ipotizzano i ricercatori, l’impegno cognitivo non solo potenzia l’empatia, la percezione sociale, l’intelligenza emozionale, tutti fattori che aiutano in termini di maggiore sopravvivenza; ma stimola anche il senso di benessere e di motivazione, e il sistema immunitario; e riduce i livelli di stress.

Anche la lettura di periodici e quotidiani regala vita in più (sia pure in misura minore) perché richiede comunque coinvolgimento e concentrazione. “Un’analisi futura potrebbe stabilire se gli stessi benefici vengono da audiolibri e ebooks” conclude lo studio.

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