Quando il maschio non serve, lo squalo femmina fa da sé e partorisce dopo 5 anni da sola



La femmina di squalo zebra, allevata in cattività, ha dato alla luce tre piccoli senza alcun contatto con il sesso maschile. Il suo partner era stato allontanato dalla vasca nel 2012.


Una femmina di squalo zebra (Stegostoma fasciatum) ha partorito tre piccoli in un acquario del Queensland senza aver avuto rapporti sessuali negli ultimi cinque anni: è il primo caso nel quale gli studiosi hanno evidenziato il passaggio dalla riproduzione sessuale a quella asessuata in questo gruppo di animali. Sebbene possa apparire un evento straordinario, la cosiddetta partenogenesi o riproduzione virginale, ovvero senza fecondazione dell’uovo, è una strategia riproduttiva piuttosto diffusa tra piante e animali, in particolar modo tra gli invertebrati, ma sono coinvolte anche alcune specie di lucertole, serpenti, pesci e uccelli.

Il dettaglio che ha suscitato interesse nella comunità scientifica, in questo caso specifico, è stato il cambio di strategia riproduttiva. La femmina di squalo zebra, chiamata Leonie dai dipendenti dell’acquario australiano, sino al 2012 è stata infatti in compagnia del suo partner Leo, col quale ha dato alla luce una ventina di piccoli. Poiché il numero di squali stava diventando insostenibile da gestire, i biologi hanno pensato di spostare Leo in un’altra vasca. Tutto avrebbero potuto immaginare tranne che a cinque anni dal trasferimento forzato, Leonie avrebbe fatto nascere altri tre piccoli, chiamati Gemini, Cleo e CC.


Inizialmente gli studiosi hanno pensato che Leonie avesse conservato lo sperma nel suo circuito riproduttivo, una tecnica diffusa nel regno animale, tuttavia le analisi genetiche hanno trovato nei figli soltanto il DNA materno. Un evento del genere era già stato documentato in un’aquila di mare e un boa constrictor, entrambi tenuti in cattività, mentre per altre specie di squalo, come lo squalo bambù a macchie bianche, è stata sì dimostrata la partenogenesi, ma senza precedente riproduzione sessuale. In parole semplici, questi animali utilizzavano la riproduzione asessuata per sopperire alla mancanza di maschi, una strategia che pone comunque dei limiti principalmente a causa della variabilità genetica. Gli studiosi dell’Università del Queensaland, che hanno pubblicato i dettagli in uno studio su Scientific Report, ora vogliono capire se questo passaggio avviene anche in natura e con quale frequenza.

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