Nuova teoria per i ‘Cerchi delle Fate’ in Namibia



Secondo uno studio, condotto dai ricercatori dell’Università di Strathclyde, Glasgow, in collaborazione con i colleghi della Princeton University, New Jersey, USA, uno dei più grandi misteri della natura, i Fairy Circles (o ‘Cerchi delle Fate’) della Namibia, potrebbero aver trovato finalmente una spiegazione.

La causa dei tipici anelli di vegetazione, disposti a cerchi regolari e concentrici sul terreno in schemi ‘a nido d’ape’, già osservati nel deserto della Namibia, è oggetto di dibattiti scientifici da decenni.

La nuova ricerca, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature, suggerisce che l’interazione tra l’ingegneria delle termiti e l’auto-organizzazione della vegetazione, finora considerati come possibili cause del fenomeno ma indipendenti e inconciliabili tra loro, potrebbero invece essere riconsiderati sotto una diversa luce come fattori corresponsabili, anziché contrapposti, con un unico obiettivo comune: la sopravvivenza.

I modelli regolari della vegetazione danno luogo a insoliti paesaggi spettacolari un po’ in tutto il mondo, raggiungendo la più strana e sconcertante espressione nei cosiddetti Cerchi delle Fate in Namibia che, fin dalla loro prima scoperta, nel 1970, hanno scatenato fervide fantasie dei cultori della fantascienza e suscitato particolare interesse tra gli scienziati.

Alcuni studiosi hanno sostenuto che soltanto le termiti avrebbero potuto costruire queste strutture, distruggendo la vegetazione per ridurre la competizione per l’acqua; mentre altri hanno ipotizzato che gli strani cerchi seguono particolari modelli di precipitazioni e sarebbero imputabili esclusivamente alla concorrenza tra le piante per l’approvvigionamento di acqua.

Lungi dallo sposare l’una tesi piuttosto che l’altra, i risultati degli ultimi studi appena pubblicati dimostrano invece che i Fairy Circles potrebbero in realtà derivare da una stretta interazione tra entrambi i fattori, l’azione delle termiti e la vegetazione; interazione che faciliterebbe la reciproca sopravvivenza.

“Hanno resistito per lungo tempo due teorie sull’origine di questi Cerchi delle fate”, afferma Juan Bonachela, del Dipartimento di Matematica e Statistica presso l’ Università di Strathclyde. “Di norma, le due teorie si escludono a vicenda”.

“I nostri risultati, invece, armonizzano le due teorie e danno una spiegazione per i modelli regolari di vegetazione osservati in tutto il mondo. Nel caso dei ‘Cerchi delle Fate’, le termiti rimuovono la vegetazione sopra i loro cumuli di terra per aumentare l’umidità, che è essenziale per la sopravvivenza degli insetti in ambienti asciutti, originando quindi il cerchio brullo, privo di vegetazione.

“La vegetazione che prospera invece intorno al cumulo di terra sfrutta l’acqua per crescere e, quando diventa più alta, forma il cerchio. La ripetizione regolare del modello deriva da diverse colonie di termiti in competizione l’una accanto all’altra.

“Questo comportamento influisce sull’intero ecosistema, permettendo così di sopravvivere alle condizioni climatiche più severe e di recuperare dalla siccità molto più rapidamente di come sarebbe se le termiti non fossero presenti.

“I Cerchi delle Fate ricordano il delicato equilibrio delle interazioni necessarie per sostenere gli ecosistemi”.

Fonte

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