La NASA relega 6 scienziati su un vulcano per capire come si può vivere su Marte



Il test dell’agenzia spaziale statunitense punta a formare un team di super astronauti da impiegare nelle prossime missioni sul Pianeta Rosso.


Otto mesi in isolamento in una cupola geodetica su un vulcano hawaiano, senza alcun contatto con il mondo esterno. Questo è lo scenario che si prospetta per un team di sei ricercatori. E non si tratta di un reality show, per la serie “Survivor”. L’esperimento è serissimo e coinvolge la NASA: è l’agenzia spaziale ad avere selezionato i sei membri della squadra per una prova che si preannuncia durissima. L’obiettivo è di studiare il comportamento umano in vista di esplorazioni dello Spazio e di un viaggio programmato su Marte.

La sperimentazione ha come teatro il vulcano di Mauna Loa: volume di  75.000 km³ e un’altezza di 5 mila metri supera perfino l’Everest (una gran parte poggia sul fondale oceanico). Qui soggiorneranno i sei ricercatori che per tutta la durata dello studio non potranno avere nessun contatto con il mondo esterno.

Gli scienziati della Nasa hanno ricreato un habitat estremo per analizzare gli ostacoli psicologici che le persone vivono in condizioni di isolamento e lontane da casa.

Anche le comunicazioni sono studiate per simulare un viaggio su Marte: che arriveranno ai ricercatori con 20 minuti di ritardo, come accade per i messaggi inviati dalla Terra al Pianeta Rosso. Lo studio è patrocinato dalla University of Hawaii che ha anche organizzato lo spazio, chiamato HI- SEAS.

Lo studio spera di individuare i migliori astronauti per missioni dure ed estreme. L’obiettivo è infatti di “ridurre gli ostacoli in un eventuale missione su Marte”. E per “ostacoli” si intendono soprattutto quelli psicologici che gli astronauti si troveranno ad affrontare. Isolati dal resto del mondo, i ricercatori non potranno neanche contare sul sapore di un buon piatto di spaghetti, mangeranno quasi esclusivamente cibo congelato e in scatola. Un robot si occuperà di fornire le risorse utili una volta finite, per preservare l’isolamento. Durante il loro soggiorno i ricercatori dovranno condurre studi per mappare il territorio. Per farlo avranno a disposizione poco spazio: dovranno “sgomitare” in 111 metri quadrati, lo spazio di una casa di medie dimensioni. Ognuno di loro ha diritto a una stanza da letto, mentre gli altri luoghi in comune saranno una cucina e un laboratorio. James Bevington è un ricercatore dello spazio freelance: sarà lui a guidare il gruppo di ricercatori. Un team composto da ingegneri, esperti di informatico e biomedici, scelti in una selezione che ha visto la partecipazione di 800 persone. Bevington ha spiegato di essere molto emozionato e spera di non fare la fine di Biosphere 2. Il ricercatore si riferisce a un’altra missione della NASA realizzata nel 1990 in un habitat del genere costruito in Arizona, finita in un totale fallimento. Gli organizzatori allora non erano riusciti a garantire un buon livello di anidride carbonica per gli ospiti.

L’attenzione verso Marte della NASA è testimoniata da altre due missioni che si completano con HI SEAS. In questo caso gli studi si erano focalizzati sull’adattamento al cibo e sulla coesione dell’equipaggio. Tre tappe di un unico progetto che punta a preparare una missione sul Pianeta rosso che dovrebbe realizzarsi in due tappe tra il 2025 e il 2030: «Marte è il migliore posto del sistema solare per analizzare i segni della vita passata e presente. L’individuazione di forme di vita sul Pianeta sarebbe la più grande scoperta scientifica di tutti i tempi» dice Binstead.

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