Paesaggi marziani



Le formazioni geologiche sulla superficie del Pianeta Rosso sotto la lente di MRO della NASA. A realizzare le ‘vedute’ è stato lo strumento HiRISE della sonda.


Rocce stratificate e dune scolpite dal vento: sono i due soggetti che, creando delle suggestive geometrie, contraddistinguono due differenti aree di Marte recentemente immortalate dalla sonda MRO (Mars Reconnaissance Orbiter) della NASA.

E’ stato lo strumento  HiRISE (High Resolution Imaging Science Experiment) di MRO ad effettuare i ‘ritratti’ di queste peculiarità geologiche marziane. Le zone fotografate sono le pianure vulcaniche Lunae Planum, per le rocce, e il Wirtz Crater, per le dune.

La prima immagine, relativa a Lunae Planum, evidenzia un letto roccioso caratterizzato da stratificazioni che, secondo gli studiosi, dovrebbe essersi sollevato da una notevole profondità durante la formazione di un cratere vulcanico ampio 44 chilometri.

Quando questi strati sono venuti a galla e sono stati spinti anche ad assumere un orientamento verticale, la roccia ha subito un processo di frantumazione che ha portato alla formazione di brecce fratturate. Queste fratture sono state ampliate da forze che hanno squarciato la roccia e nel contempo le hanno riempite di materiale pietroso.

La seconda ‘veduta’ marziana, invece, inquadra un classico scenario di dune sabbiose, che appaiono scure in quanto la sabbia del pianeta è principalmente costituta da basalto, una roccia vulcanica.


Queste formazioni sabbiose, che si trovano nella zona del Wirtz Crater, sono note come barchans, termine che indica dune ‘in fieri’ a forma di mezzaluna; i loro pendii più scoscesi sono connessi alla direzione in cui si stanno muovendo sotto l’azione del vento.

La superficie delle dune presenta delle piccole increspature e dei segni più scuri riconducibili al passaggio di vortici noti con il nomignolo di dust devils, che, rimuovendo la coltre di sabbia superficiale, svelano uno strato sottostante più scuro.

Poco meno di un anno fa, il 10 marzo 2016, MRO ha festeggiato dieci anni di attività, compiuta orbitando intorno a Marte per 45mila volte.  Ideata per studiare la storia dell’acqua sul Pianeta Rosso e caratterizzarne il clima, la sonda è stata lanciata da Cape Canaveral il 12 agosto 2005 a bordo di un vettore Atlas V e ha raggiunto il suo target dopo poco meno di sette mesi di viaggio.


La sonda, ancora in piena attività, ha portato nell’orbita di Marte un tocco tricolore: uno dei suoi principali strumenti, SHARAD (SHAllow RADar), è stato sviluppato in Italia e fornito alla NASA dall’Agenzia Spaziale Italiana come Facility Instrument.

Fonte

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