In un fossile una proteina di 195 milioni di anni fa



All’interno di una costola di un dinosauro vissuto 195 milioni di anni fa sono state trovate tracce di proteine di collagene ben conservate.

La preservazione di questo campione di tessuto molle, il più antico che si conosca, è stata possibile perché è rimasto sigillato da cristalli di ematite formatisi in seguito alla degradazione dell’emoglobina dell’animale.

Microscopici frammenti ben conservati di collagene, la principale proteina del tessuto connettivo, sono stati identificati in un fossile di dinosauro risalente a ben 195 milioni di anni fa. La scoperta è di un gruppo di ricercatori del National Synchrotron Radiation Research Center a Hsinchu, a Taiwan, e della National Central University, sempre di Taiwan, che descrivono il loro lavoro su “Nature Communications”.

Rib fragment (CXPM Z4644) of Lufengosaurus.


Il collagene è stato ritrovato all’interno di un canale vascolare di una costola di Lufengosaurus huenei, un sauropode erbivoro lungo circa sei metri e alto tre, i cui resti sono stati scoperti nel deposito fossilifero di  di Lu-feng, nella provincia cinese dello Yunnan.

Finora, i più antichi frammenti di collagene scoperti, e molto degradati, appartengono a fossili di 75 milioni di anni fa. La scoperta estende quindi di circa 100 milioni di anni le testimonianze di tessuti molli conservati a disposizione dei paleontologi.

I tessuti molli sono una fonte unica di informazioni biologiche ed evolutive, ma è molto raro che riescano a conservarsi durante i processi di fossilizzazione; inoltre l’estrazione dal fossile dei campioni di tessuto per un esame esterno è difficile e può compromettere il materiale o contaminarlo.


Per questi i ricercatori hanno analizzato il materiale in situ, usando tecniche sofisticate che non comportano il danneggiamento dei campioni: la microspettroscropia infrarossa in trasformata di Fourier – che permette di analizzare le componenti organiche anche in quantità non rilevabili con altre tecniche – e la spettroscopia Raman. Le analisi hanno confermato che si trattava di frammenti di collagene ben conservato.

Secondo Yao-Chang Lee e colleghi la conservazione di questa proteina è stata possibile perché è completamente circondata da particelle di ematite che l’hanno sigillata all’interno di un ambiente inorganico. L’ematite, spiegano i ricercatori, si deve essere formata in seguito alla degradazione dell’emoglobina e di altre proteine ricche di ferro presenti nel sangue dell’animale, forse con l’apporto di ulteriori ioni di ferro presenti nelle acque sotterranee del sito di fossilizzazione.

Fonte

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