Scoperte per la prima volta trilobiti insieme alle loro uova


L’esemplare di Triarthrus eatoni rinvenuto in associazione con le proprie uova, collocate nella cephala.


Le trilobiti sono artropodi marini che vissero sulla Terra nell’Era Paleozoica, dal Cambriano inferiore al Permiano (dai 521 ai 250 milioni di anni fa). Il loro nome è dovuto all’aspetto lobato del corpo, che appare anche segmentato e caratteristico di questi antichissimi animali.

Di queste strane creature, estinte da milioni di anni, si conoscono bene gli esoscheletri, le strutture interne, l’habitat; ma per altri versi, quali alcune funzioni anatomiche, le parti molli andate perdute o le cause che le condussero all’estinzione, sono rimaste a lungo un enigma.

Nonostante ne siano state rinvenute una gran quantità di specie, anche ben conservate, la loro riproduzione, ad esempio, era sempre rimasta sconosciuta. Almeno, fino ad oggi.

Difatti, Thomas Hegna, docente di Geologia alla Western Illinois University, ha avuto modo di studiare due esemplari di trilobiti della specie Triarthrus eatoni, rinvenute – evento eccezionale, mai accaduto finora – associate alle loro uova.

A ritrovare i fossili è stato un paleontologo amatoriale, Markus Martin, amico di Hegna, in una roccia scistosa della Formazione Whetstone Gulf (Lorraine Group) dell’Ordoviciano dello Stato di New York.

Le trilobiti erano ben conservate all’interno di una roccia scistosa nera e la sua conservazione è probabilmente dovuta ad un evento accaduto in un tempo brevissimo, come potrebbe esser successo durante una colata di fango sottomarino.

“Per essersi conservata così bene, deve essere stata sepolta molto rapidamente”, conferma infatti Hegna.

Il fossile risulta completamente piritizzato; vale a dire, la sostanza che formava gli esoscheletri, con il passare del tempo, è stata sostituita, molecola per molecola, dalla pirite, un minerale del ferro.

La sorpresa più grande e più importante, tuttavia, è venuta dalla presenza delle uova, che fino ad oggi, come detto sopra, non erano mai state rinvenute assieme all’animale. In questo caso così particolare, le uova erano collocate nella cephala (la testa) delle trilobiti, una posizione che ha ricordato le modalità della riproduzione nei granchi.

Dall’esame del fossile, condotto assieme al prof. Simon Darroch, del Dipartimento della Terra e delle Scienze ambientali presso la Vanderbilt University del Tennessee, Hegna stima che le antiche uova abbiano un’età di circa 450 milioni di anni.

Hegna afferma scherzosamente che le trilobiti somigliano ai moderni insetti ‘roly-poly’, i cosiddetti ‘millepiedi pillola’, membri di due ordini di millepiedi (di cui uno vivente e l’altro estinto), spesso raggruppati nell’unico superordine degli Oniscomorpha.

Naturalmente, la somiglianza è esclusivamente morfologica.

A proposito del ritrovamento, Hegna si lascia andare ad un aneddoto. Quando l’amico Markus si accorse della presenza della pirite – che è nota anche come ‘oro dello sciocco’ – volle provare ad estrarre i fossili dalla roccia con un sistema insolito: soffiando aria compressa nella fessura della roccia.

“Quando Markus mi fece vedere quello che aveva scoperto, entrambi abbiamo esclamato: “Eureka!”, continua Hegna. “Il mio primo pensiero è stato che non ero certo l’unico ad aver trovato trilobiti, ma subito ho pensato che di sicuro nessuno aveva mai trovato le uova insieme agli animali!”.

Dopo il primo sommario esame dei fossili, i tre amici – complice Darroch – hanno utilizzato uno scanner della Vanderbilt University per eseguire una micro CT (o microtomografia computerizzata) per ottenere un insieme di diapositive delle trilobiti e delle uova fossili.

“Abbiamo esaminato i fossili prima manualmente”, dice Hegna. “Poi, la scansione CT ci ha consentito di appurare se le uova erano rimaste attaccate al corpo senza disturbare il fossile”.

Il team ha poi provveduto alla pubblicazione dei risultati dello studio sulla rivista accademica Geology.

Hegna riporta di aver presentato il risultato della ricerca ai meeting Centrali, Regionali e Nazionali della Società geologica d’America e che l’attenzione ricevuta lo ha ripagato con la conferma e il plauso della Comunità scientifica.

Prima di questa scoperta, infatti, non c’era niente di certo su questa fase di sviluppo delle trilobiti, salvo qualche ipotesi che ha potuto così essere confermata.

“Per saperne comunque di più sulla loro biologia riproduttiva, dovremo allargare la nostra conoscenza sull’ecologia delle trilobiti e studiarne a fondo il comportamento, l’accoppiamento e le strategie riproduttive”.

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