Indagini sugli UFO: il Project Blue Book



Il Project Blue Book fu il più lungo ed approfondito studio condotto dalla U.S. Air Force sul fenomeno degli oggetti volanti non identificati (Unidentified Flying Object), terzo di una serie di progetti nati in risposta al vertiginoso aumento di avvistamenti di UFO da parte della popolazione americana, verificatosi a partire dal 1947.

Ebbe inizio nel 1952 e continuò per molti anni, fino al dicembre del 1969 quando si decise di terminare le indagini. Il mese successivo, il gennaio del 1970, tutte le attività del progetto si conclusero definitivamente dopo aver esaminato oltre 12,000 avvistamenti.

Fu preceduto da altri due progetti: Sign (1947) e Grudge (1949) e prese in esame avvistamenti avvenuti non solo nel territorio degli USA, ma anche nel resto delle Americhe e in gran parte dell’Europa (Italia compresa).

Il progetto aveva 2 obbiettivi ben chiari: analizzare scientificamente il fenomeno UFO, ma soprattutto verificare se potesse costituire una minaccia per la sicurezza nazionale.

La Guerra Fredda era appena iniziata ed è evidente come quest’ultimo fosse l’obbiettivo primario delle indagini.

Militari e intelligence americana erano ovviamente preoccupati che questi avvistamenti fossero in qualche modo riconducibili ad avanzati velivoli sovietici.

Il fenomeno UFO

Il fenomeno del crescente, quasi esponenziale, aumento di segnalazioni di UFO a partire dalla seconda metà degli anni ’40 dello scorso secolo da parte della popolazione americana e non solo, è certamente non casuale e va inquadrato in un preciso contesto.

Orson Welles terrorizza una nazione intera alla radio con “War of the Worlds”.


Per secoli, fin dall’antichità, l’uomo ha osservato in cielo oggetti e fenomeni luminosi di cui non riusciva a trovare spiegazione, ciò che oggi definiremo appunto UFO. In passato si associavano a questi avvistamenti fenomeni soprannaturali, ma i tempi cambiano.

Con il progredire delle conoscenze scientifiche e tecnologiche, in particolare l’avvento della tecnologia missilistica durante la Seconda Guerra Mondiale e poi l’inizio della corsa allo spazio, ciò che un tempo veniva interpretato come una fata, un fantasma o un messaggero divino, veniva ora interpretato come un veicolo o un essere extraterrestre.

Già prima della Seconda Guerra Mondiale emblematico fu il panico generale scatenato da una trasmissione radiofonica condotta da Orson Welles.

Il programma radiofonico serale, trasmesso dalla CBS, una delle principali emittenti americane, era basato su un adattamento del celebre romanzo “War of the Worlds” di H.G. Wells e descriveva in modo molto realistico, con una serie di finti comunicati radiofonici un’invasione aliena degli U.S.A.

Sebbene non fosse nelle intenzioni di Welles ingannare il pubblico, il programma scatenò il panico tra moltissime persone che credettero che gli alieni stessero realmente invadendo la Terra…

L’esplosione del fenomeno UFO e la sua interpretazione extraterrestre, ha probabilmente origine in due precisi eventi mediatici concomitanti: l’incidente di Roswell, ma soprattutto poco prima l’avvistamento di Kenneth Arnold.

L’avvistamento di Kenneth Arnold


Il 24 giugno 1947 l’uomo d’affari e pilota civile Kenneth Arnold, stava volando con il suo piccolo CallAir A-2 per un viaggio di lavoro da Chehalis a Yakima nello stato di Washington.

Dopo aver saputo che un C-46 dei U.S. Marine Corps era disperso e vi era un cospicuo premio in denaro per il suo ritrovamento, deviò dal suo percorso in cerca del velivolo militare.

Quando fu nei pressi del monte Rainier avvistò 9 oggetti volanti non identificati in formazione a V. Una volta atterrato all’aeroporto di Yakima (Washington) fece rapporto sull’avvistamento all’Amministrazione dell’Aviazione Civile.

Fin qui non sarebbe stato nulla di eccezionale, strano e curioso certamente, ma solo uno dei tanti avvistamenti di oggetti non identificati segnalati da piloti sia civili che militari. Dopo essere ripartito da Yakima, Arnold fece però scalo a Pendleton (Oregon) per fare rifornimento e lì raccontò il suo avvistamento a un gruppo di giornalisti che “gonfiarono” all’inverosimile l’evento.

L’effetto combinato di questo che divenne un vero e proprio caso mediatico, con quello dell’incidente di Roswell diede inizio ad una massiccia ondata di avvistamenti che costrinse la USAF ad intraprendere studi approfonditi sul fenomeno, prima con il progetto Sign e poi con quello Grudge che si evolse nel celebre Project Blue Book .

Bisogna dire che il racconto fatto da Kenneth Arnold è tutto fuorché chiaro, egli descrisse in vario modo gli oggetti che aveva visto, parlò di oggetti molto sottili a forma di piatto tagliato a metà con il lato posteriore a forma di triangolo convesso.

Disse che gli oggetti erano luminosi bianco-azzurri, molto più larghi che lunghi, volavano in formazione a V e il primo era forse più grande degli altri 8, con un lato a forma di mezza Luna.

Secondo Arnold inoltre questi oggetti si sarebbero mossi alla strabiliante velocità supersonica di quasi 2000 Km/h, anche se è difficile capire in che modo possa aver calcolato tale velocità.


In seguito furono formulate diverse ipotesi su cosa abbia realmente visto quel giorno Kenneth Arnold (ammesso che lo abbia realmente visto). Si ipotizzò ad esempio che gli oggetti potessero essere velivoli ad ala sperimentali (tipo il futuro B-2), ma la Air Force negò categoricamente la presenza nell’area di velivoli militari, si suggerì allora un semplice miraggio oppure un gruppo di meteore, ma probabilmente non bisogna andare in cerca di spiegazioni troppo complesse, forse fu un misto di suggestione e… uno stormo di uccelli bianchi in volo in formazione a V, visti in lontananza sotto una particolare illuminazione.

Il termine “flying saucer” associato molto spesso agli avvistamenti UFO, nacque in realtà da un equivoco.

È interessante notare anche come a partire dal 1947, gli UFO siano stati frequentemente descritti come dischi volanti, velivoli a forma di disco o piatto rovesciato e dall’aspetto metallico. In realtà però il famoso termine “disco volante”, o “flying saucer”  (letteralmente piattino volante) nella versione inglese, nacque da un equivoco legato al racconto di Arnold.

Kenneth Arnold usò il termine “flying saucer”, non per descrivere l’aspetto degli oggetti, ma solo per cercare di dare un’idea di come si muovessero. Secondo il suo racconto si muovevano infatti come “piattini fatti rimbalzare sulla superficie dell’acqua”.

Le indagini sugli UFO

La prima indagine sistematica sul fenomeno UFO ebbe inizio alla fine del 1947 con il progetto Sign, su diretta richiesta del generale Nathan Twining, a capo della Air Force Materiel Command alla base di Wright-Patterson.

La AFB di Wright-Patterson sarà poi il quartier generale di tutti e tre i progetti d’indagine sugli avvistamenti UFO condotti dalla US Air Force.

Inizialmente sembra che i vertici militari, in primis il generale Twining, ritenessero gli UFO segnalati dei veri e propri velivoli di origine sconosciuta, ben presto però davanti alla mancanza di ogni prova fisica, l’orientamento dei militari cambiò completamente.

Il generale Hoyt Vandenberg, capo di stato maggiore dell’Aeronautica Militare, aveva opinioni diametralmente opposte a quelle di Twining (possibilista sull’ipotesi extraterrestre) e ordinò la chiusura del progetto Sign.

Alla fine del 1948 si decise di aprire una nuova indagine col nome di progetto Grudge, che però non diede i risultati sperati. I comandi militari decisero di sostituire il progetto Grudge con il progetto Blue Book a partire dal 1952.

Il Project Blue Book indagò tra il marzo 1952 e il dicembre 1969 un totale di 12,618 avvistamenti, di cui solo poco più del 5% (701) rimasero classificati come “non identificati”.

Il Robertson Panel

Una pesante critica al progetto arrivò già nel gennaio 1953 con le conclusioni del “Robertson Panel”. In seguito al vertiginoso aumento di avvistamenti UFO da parte della popolazione ed in particolare ad una serie di avvistamenti nei pressi dell’aeroporto di Washington D.C. che avevano avuto grande risonanza mediatica, la Central Intelligence Agency decise di formare un comitato di scienziati sotto la guida di un fisico del CIT (California Institute of Technology): il dottor H.P. Robertson.

Il “Robertson Panel”, dopo aver analizzato i dati raccolti negli anni precedenti concluse non solo che gli avvistamenti avevano spesso semplici spiegazioni, ma che la crescente importanza data ad essi poteva costituire un rischio.

Il rischio era infatti quello diciamo di intasare la macchina dell’intelligence con indagini inutili, sottraendo tempo e risorse preziose per altre indagini invece importanti per la sicurezza nazionale.

Venne inoltre data indicazione alle forze armate di minimizzare l’importanza degli avvistamenti, svolgere una azione di debunking, prestando attenzione ai gruppi civili che si occupavano di UFO e che potevano irresponsabilmente usare tale fenomeno per suggestionare l’opinione pubblica, magari con secondi fini.


Come conseguenza delle conclusioni del Robertson Panel, nel febbraio 1953 la Air Force stabilì una nuova norma, Regulation 200-2, che vietava ad ogni ufficiale di discutere pubblicamente casi UFO che non avessero già trovato chiara spiegazione.

A partire dal dicembre 1953 poi, una norma applicabile a tutti i componenti delle forze armate, il “Joint Army-Navy-Air Force Regulation number 146 ” stabilì che per un militare rivelare dettagli di un caso UFO classificato a persone non autorizzate, era un reato punibile penalmente e con una pesante multa.

Le critiche di Hynek

Il Project Blue Book rimase attivo per molti anni (1952-1969) durante i quali alla sua guida si succedettero diversi ufficiali militari, ognuno con una propria opinione sul fenomeno UFO e sull’utilità del progetto e questo ebbe come conseguenza che anche la metodologia e efficienza del progetto mutò nel corso degli anni.

Il progetto fu soggetto a pesanti pressioni da parte dell’opinione pubblica, sempre più interessata al fenomeno UFO e conseguentemente da parte della politica. Da questo punto di vista è esemplare l’udienza al Congresso (Congressional hearing)  della Commissione sulle Forze Armate (House Committee on Armed Services), nel 1966 in seguito ad una serie di avvistamenti UFO in Massachusetts e New Hampshire, che avevano suscitato grande clamore.

Bisogna comunque dire che le critiche al Project Blue Book sono state molte da più parti, soprattutto nei suoi ultimi anni di attività, quando era sotto la guida del maggiore Hector Quintanillia.

Nel settembre 1968 l’astronomo J. Allen Hynek, uno dei maggiori critici, ricevette una lettera con cui il colonnello Raymond Sleeper, della Foreign Technology Division, gli chiedeva consiglio su come migliorare la metodologia scientifica del Project Blue Book.

J.Allen Hynek è l’inventore del celebre metodo di classificazione degli avvistamenti UFO ravvicinati, cioè a meno di 150 metri (500 piedi) di distanza.

Gli “incontri ravvicinati” vengono suddivisi in tre diverse categorie:

1. Primo tipo: avvistamento di un oggetto volante non identificato.

2. Secondo tipo: avvistamento di un oggetto volante non identificato e fenomeni fisici che provengono da esso (interferenze elettromagnetiche ad esempio).

3. Terzo tipo: avvistamento di “creature animate” associabili all’UFO.

Quelli terzo tipo sono i più famosi e sono entrati a far parte della cultura popolare grazie al film “Incontri ravvicinati del terzo tipo”.

Hynek fu sorpreso dalla richiesta d’aiuto e il 7 ottobre 1968 rispose con una dettagliata lettera. Il giudizio di Hynek era estremamente severo e nella lettera elencava tutti punti in cui l’indagine poteva essere migliorata.

Tra i tanti aspetti l’astronomo sottolineava il metodo non scientifico con cui molti casi venivano trattati, la mancanza di un numero adeguato di esperti all’interno del progetto e l’assenza di dialogo tra questi e il resto della comunità scientifica.

Alla fine le critiche di Hynek non ebbero alcuna reale influenza sull’ultimo anno di attività del progetto.

Sottolineava inoltre l’inadeguatezza di molte persone coinvolte nel progetto, la mancanza di un vero approccio statistico e l’incapacità di selezionare i casi di maggior interesse a cui dedicare analisi più approfondite. Il tutto secondo Hynek faceva sì che il Project Blue Book stesse fallendo in entrambi i suoi scopi.

In realtà alla fine la lettera di Hynek non ebbe nessuna influenza sul progetto le cui indagini si conclusero comunque alla fine dell’anno seguente in seguito alle conclusioni del Comitato Condon.

Il Condon Committee e la fine delle indagini

Il Condon Committee era una commissione di esperti della University of Colorado, incaricata dalla US Air Force di investigare sul fenomeno UFO, sotto la guida del fisico Edward Condon.

Fu l’astronomo Hynek a consigliare tramite una lettera la Air Force Scientific Advisory Board (AFSAB), di prendere in considerazione l’idea di incaricare alcune università selezionate di indagare sui dati raccolti dal Project Blue Book, con un approccio più scientifico ed in modo più approfondito ed autorevole, almeno per quel che riguardava i casi più interessanti. In realtà non fu facile per la Air Force trovare un’università disposta ad assumersi questo incarico (temevano ovviamente tutte per la propria credibilità) ed alla fine la scelta cadde sulla University of Colorado.

Le conclusioni contenute nel Condon Report, decretarono di fatto la fine del Project Blue Book.

Il Condon Committee rimase attivo dal 1966 al 1968 e le sue conclusioni, contenute nel Condon Report, misero di fatto fine al Project Blue Book.

Il comitato dopo aver a lungo analizzato casi studiati dal Project Blue Book e dal gruppo civile NICAP (National Investigations Committee on Aerial Phenomena) concluse che non vi era alcunché nelle loro indagini che avesse dato un qualsiasi contributo scientifico, né c’era da aspettarsi che lo facesse in futuro. In sostanza ritenevano che non vi fosse nulla di straordinario negli avvistamenti UFO studiati.

In seguito al Condon Report il Segretario della Air Force Robert C. Seamans Jr. decise che il Project Blue Book non era più giustificato né scientificamente, né soprattutto per quel che riguardava la sicurezza nazionale. Le indagini furono terminate il 17 dicembre 1969.

Le conclusioni finali del Project Blue Book furono che:

1. Nessuno degli avvistamenti UFO aveva costituito una minaccia per la sicurezza nazionale.

2. Nessuno degli UFO non identificati rappresentava tecnologie o principi fisici al di là delle conoscenze presenti.

3. Non c’era nessun indizio che gli UFO non identificati fossero riconducibili a veicoli extraterrestri.

Che cosa ci rimane del Project Blue Book?

Tutti i documenti riguardanti le indagini del Project Blue Book si trovano oggi presso i National Archives di Washington D.C., in modo da poter essere consultabili, sotto forma di microfilm, da chiunque ne faccia richiesta come previsto dal Freedom Of Information Act (FOIA), legge che garantisce ai cittadini americani di poter accedere a tutte le informazioni in possesso delle agenzie governative, ovviamente quando questo non costituisca un rischio per la sicurezza nazionale, le forze di polizia e poche altre eccezioni.

Tutti i documenti del Project Blue Book sono perciò consultabili da chiunque, ora anche online attraverso il sito Project Blue Book Archive e solo in parte “redatti”, con i nomi dei testimoni cancellati (non sempre a dire il vero) in modo da tutelarne la privacy.

Esplorando l’archivio online si possono tra l’altro trovare dati anche su molti casi italiani.

Come detto in precedenza, il progetto nacque sull’onda della moltitudine di avvistamenti che verosimilmente ebbero origine da un fenomeno di suggestione collettiva, alimentato a dismisura dai mass media e sul quale ovviamente influirono non poco anche le paure derivanti dalla Guerra Fredda appena cominciata.

Si potrebbe discutere a lungo sulla reale necessità di un tale progetto, sulla sua utilità e sul dispendio di risorse impiegate per un periodo così lungo di tempo.

Bisogna però ammettere che per quanto il progetto, come evidenziato anche dalle critiche dell’astronomo J.A. Hynek, presentasse molte criticità e fosse spesso incapace di analizzare in modo scientifico tutti i dati raccolti, ebbe certamente un alto tasso di successo nell’indagare gli avvistamenti. Il 95% circa degli avvistamenti trovò infatti spiegazione, spesso molto semplice e solo 701 avvistamenti rimasero ufficialmente “non identificati”.

Può apparire ovvio sottolinearlo, anche se per molti non sembra esserlo, ma in quei 701 casi non vi era nulla di particolarmente misterioso e certamente non vi erano indizi che portassero a prendere minimamente in considerazione un’origine artificiale extraterrestre.

Questo d’altra parte fu specificato espressamente dalle conclusioni del progetto, semplicemente non vi erano dati sufficienti per giungere ad una conclusione certa sull’origine del fenomeno.

Alcuni avvistamenti rimasero poi classificati con l’etichetta “insufficient data”  perché non vi erano obiettivamente dati sufficienti per azzardare una qualsiasi spiegazione.

Se qualcuno racconta di aver visto la scorsa notte una luce muoversi in cielo sopra l’orizzonte e non fornisce alcun altro dato, né è possibile reperirne a riguardo da altre fonti, diviene pressoché impossibile dare una spiegazione certa all’origine di quella luce (ammesso che l’avvistamento sia reale) e l’avvistamento viene immediatamente archiviato.

Eppure seguendo qualche strano e misterioso, a dir poco, percorso mentale, una luce puntiforme che si muove in cielo diviene per molti la prova inoppugnabile che navi aliene giunte da distanze interstellari stanno visitando il nostro pianeta…

Fonte

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