Il calamaro degli abissi con gli occhi spaiati


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Per più di un secolo i pescatori si sono chiesti perché i calamari del del genere Histioteuthis avessero gli occhi spaiati. Quello sinistro è sporgente, grosso e di colore giallo, mentre il destro è parecchio più piccolo e limpido. “Sono stravaganti, hanno un aspetto davvero strano e viene da domandarsi il perché di quei bulbi oculari”, dice Katie Thomas, biologa della Duke University, che ha condotto un nuovo studio su questi animali noti anche come calamari fragola.

Negli anni 1970 Richard Young, biologo esperto di calamari, aveva ipotizzato che l’occhio più grande servisse a rilevare la luce solare più fioca, un’abilità utile al calamaro per identificare le prede che gli nuotano sopra la testa. Ma queste creature sono difficili da studiare nel loro habitat, perché può trovarsi a più di mille metri di profondità. Così Thomas e colleghi hanno ripercorso 30 anni di riprese, fatte al largo della costa californiana dai sottomarini a controllo remoto del Monterey Bay Aquarium Research Institute. La scienziata ha trovato più di 150 casi in cui il calamaro era presente nei video e li ha usati per misurare l’orientamento del suo corpo e dei suoi occhi.

Il team ha scoperto che questi animali nuotano in diagonale; l’occhio sinistro più grosso tende a guardare verso l’alto mentre il destro guarda verso il basso. Grazie a simulazioni della sensibilità visiva fatte al computer, Thomas e colleghi hanno scoperto che l’occhio più grosso migliora molto la capacità di identificare animali illuminati dalla fioca luce solare che proviene dall’alto.

Un’occhiata all’occhio di calamaro

“Un occhio più grosso può essere più sensibile, è come avere un’apertura maggiore sulla macchina fotografica”, dice Thomas, il cui studio è stato pubblicato il 13 febbraio su Philosophical Transactions B.

Poiché la luce solare è unidirezionale, non colpisce un occhio rivolto in orizzontale o verso il basso. Perciò “per un occhio che guarda in giù, la luce che arriva è comunque talmente poca che triplicarne le dimensioni non migliorerebbe di molto le capacità visive”, dice Thomas.

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“Gli occhi sono davvero costosi da ‘sviluppare’ e mantenere, perciò è facile capire perché non investono risorse in quello più piccolo”. L’occhio destro rivolto verso il basso, al contrario, aiuta il calamaro a identificare le creature bioluminescenti sotto di lui. Inclusi i predatori che si aggirano al buio.

“Questi calamari sono molto particolari e si è speculato molto su come usassero i loro occhi”, commenta Michael Vecchione, zoologo esperto di invertebrati allo Smithsonian’s Natural Museum of Natural History, non coinvolto nello studio. “Katie Thomas e colleghi sono i primi ad aver davvero compreso i dettagli di come questi occhi funzionino nelle profondità oceaniche”.

Un occhio per tipo

L’occhio più grande ha anche un ulteriore beneficio: la sua lente gialla può identificare le prede che nuotano sopra il calamaro. Molti pesci bioluminescenti brillano dalla pancia, fondendosi così con la luce solare diretta verso il basso. Ma filtrando le lunghezze d’onda più corte, la lente gialla aumenta il contrasto tra questo camuffamento bioluminescente e la luce, dice Thomas, rendendo più facile per il calamaro identificare le prede che potrebbero stare nuotando proprio sopra di lui.

“Le profondità marine sono uno straordinario laboratorio naturale per studiare la struttura degli occhi, perché il tipo di occhio che ti serve per vedere la bioluminescenza è diverso dall’occhio che torna utile per vedere la normale luce ambientale”, commenta Sönke Johnsen, autore senior e biologo alla Duke. “Nel caso di questi calamari…hanno scelto di avere un occhio per ciascun compito”.

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