LE LUNE EXTRASOLARI NON HANNO SCAMPO CON KEPLER



Di recente è stato dimostrato come sia possibile possibile che dalla collisione tra due pianeti si formi una luna abbastanza grande da essere vista da Kepler. Finora lune fuori dal Sistema solare non sono mai state viste dal satellite della Nasa (né da altri strumenti), ma la caccia continua.


Il telescopio Kepler, lanciato nel 2009, non smette di sorprenderci. Dopo aver trovato 4706 possibili esopianeti (di cui 2330 sono stati poi effettivamente classificati come tali), da qualche anno va a caccia (nell’ambito del programma “Hunt for Exomoons with Kepler – HEK” della Nasa) anche di satelliti extrasolari, ben più impegnativi da trovare.

Anche se finora non sono state identificate con certezza esolune, la ricerca continua perché due fisici del Lawrence Livermore National Laboratory e del the Planetary Science Institute hanno dimostrato che è possibile che, dopo una collisione tra due pianeti, si formi una luna abbastanza grande da essere vista da Kepler. Gli esperti hanno condotto 30 simulazioni per esplorare i vari fattori che influenzano la nascita di una luna arrivando a una serie di condizioni che creerebbero satelliti molto più grandi della nostra Luna.

La simulazione mostra la collisione di due oggetti con conseguente espulsione di tanti detriti da poter formare una luna grande abbastanza da essere rilevata da Kepler.


Anche il nostro satellite naturale sarebbe nato dai detriti di uno scontro risalente a 4,5 miliardi di anni fa tra un planetoide grande come Marte e la giovanissima Terra. L’idea dei ricercatori è che un satellite extrasolare può essere “catturato” da Kepler con le tecniche di transito conosciute oggi, ma deve misurare almeno il 10% delle dimensioni della Terra, proprio come specificato nei parametri HEK (progetto della Columbia University). La nostra Luna è solo l’1,2% della massa terrestre e quindi sarebbe molto difficile da rilevare già a distanze di qualche anno luce.

«Studi precedenti si sono focalizzati su una serie piuttosto ristretta di condizioni favorevoli alla formazione della Luna», ha spiegato Megan Bruk Syal. «Questo è il primo studio che prende in considerazione una gamma molto più ampia di scenari di impatto, esplorando ciò che sarebbe possibile in altri sistemi planetari». In passato venivano presi in considerazione fattori come l’angolo d’impatto e le masse dei corpi in collisione. Le recenti simulazioni hanno fatto emergere un terzo fattore importante, cioè la velocità d’impatto che ha un ruolo cruciale sulla massa finale dell’esoluna che verrà creata. Una collisione tra oggetti di stazza compresa tra 2 a 7 masse terrestri, con un angolo di impatto obliquo e la velocità prossima a quella di fuga, può lanciare in orbita detriti di massa sufficiente per creare un satellite abbastanza grande da essere rilevato in transito da Kepler.


Leggi lo studio di Amy C. Barr e Megan Bruck Syal pubblicato su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society: “Formation of Massive Rocky Exomoons by Giant Impact”.

Fonte

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