Plutone: il mistero ghiacciato



Oggi vi portiamo alle propaggini del nostro sistema solare, verso il pianeta nano Plutone. Si è scoperto che è decisamente più strano di quanto ci si attendesse, con fenomeni inspiegabili di diversi generi sulla superficie. Jeremy Wilks ha incontrato alcuni dei migliori esperti dei ‘pianeti di ghiaccio’ per saperne di più.

Fin dal 1930, quando venne scoperto, Plutone è rimasto un mistero. Prima venne definito pianeta poi, nel 2006, riclassificato come pianeta nano. Più ne sappiamo, più l’immaginazione di scienziati come Elliot Sefton-Nash dell’ESA viene catturata.

“Una delle cose importanti da capire di Plutone – chiarisce Elliot Sefton-Nash, provando a illustrare la sua spiegazione sulla spiaggia – è la scala reale delle sue dimensioni rispetto al sistema solare. Se disegno il Sole come un cerchio di 30 centimetri di diametro, allora devo camminare per 35 passi per disegnare la Terra sulla stessa scala”.

“Quindi – prosegue mentre disegna – se il Sole è là, ed è di 30 centimentri, significa che la Terra dovrebbe essere più o meno qua, e sarebbe di 3 millimetri. Se dovessimo disegnare Plutone sulla stessa scala, dovrebbe essere di 0.3 millimetri e a un chilometro di distanza sulla spiaggia”.

“Ovviamente – conclude – non posso disegnare 0,3 millimetri, quindi disegnerò Plutone più grande. Se questo è Plutone, allora la sua luna più grande è Caronte, che è grande la metà. Ma Plutone ha altri quattro satelliti: Stige, Notte, Cerbero e Idra. Quindi il sistema di Plutone è complesso, non si tratta solo di una roccia fredda, morta e ghiacciata”.

Gli esseri umani si sono avvicinati a Plutone per la prima volta nel 2015, quando la sonda New Horizons della NASA ha sorvolato il pianeta nano e le sue lune. Quello che ha fotografato era qualcosa di mai visto prima.

Scienziati che lavorano alla New Horizons, come Bernard Schmitt e Tanguy Bertrand erano ammaliati. Erano di fronte a un mondo lontano che non somigliava ai pianeti rocciosi, come la Terra o Marte, e neppure ai pianeti gassosi, come Giove o Saturno.

Plutone è diverso.

“Quando New Horizons si è avvicinata a Plutone – ricorda Tanguy Bertrand, Phd presso l’Università Pierre e Marie Curie di Parigi – siamo stati colpiti dalla sua topografia. Perché ci sono delle montagne che culminano a quattro chilometri di altitudine e c’è un immenso bacino che è tre chilometri sotto rispetto al livello medio. E sono delle differenze topografiche enormi per un corpo piccolo come Plutone”.

I 6 gigabyte di immagini e misurazioni scientifiche rimandate sulla Terra da New Horizons stanno colmando le lacune della nostra conoscenza di Plutone. La squadra che scava nei dati, sta scoprendo un mondo fatto di ghiaccio.

Insieme agli scienziati siamo andati a vedere un lago ghiacciato nei pressi di Grenoble. La neve è stata tolta per permetterci di confrontare quello che vediamo sulla Terra, con quello che è stato scoperto su Plutone.

“L’acqua ghiacciata qui è vicina allo zero – ci spiega Bernard Schmitt, direttore delle ricerche presso il CNRS – come su tutti i ghiacciai alpini, per esempio. Quindi è relativamente molle, scorre e forma dei ghiacciai. Su Plutone invece il ghiaccio è a meno 230 gradi centigradi ed è duro come una roccia. Quindi su Plutone è il ghiaccio che forma delle montagne”.

Le montagne di Plutone sono di acqua ghiacciata, screziata con macchie di metano gelato, mentre l’enorme ghiacciaio sulla sua superficie, a forma di cuore, è composto da azoto.

Secondo gli scienziati, Plutone ha forti cicli stagionali, questo spiegherebbe alcune delle insolite caratteristiche della sua superficie.

“All’equatore – spiega Tanguy Bertrand – c’è un enigma. Non c’è del ghiaccio volatile. C’è soltanto, alla base, acqua ghiacciata, rivestita da una sorta di fuliggine nera che viene prodotta dalla fotolisi del ghiaccio dovuta ai raggi UV. Quindi c’è tutto un contrasto di colori tra le zone in ombra all’equatore e l’area luminosa a nord. Il ghiacciaio gigantesco d’azoto ha le dimensioni della Francia”.

Questo ghiacciaio, chiamato Sputnik Planitia, si pensa abbia meno di un milione di anni. Un’età decisamente giovane per gli standard planetari. Non c’è una spiegazione comune su come si sia formato e come si rinnovi.

Conoscere Plutone potrebbe aiutarci a capire il sistema solare nella sua interezza. Per questo gli scienziati vogliono tornare ad osservarlo da vicino.

“Sarebbe fantastico – sogna Elliot Sefton-Nash – poter mandare un lander, per capire davvero da vicino le strutture e la mineralogia, ma anche per osservarlo sul lungo periodo. Perché abbiamo visto Plutone solo in un istante della sua orbita, mentre i cambiamenti stagionali potrebbero rivelarsi molto dinamici se lo osservassimo per un anno”.

“È curioso e dunque abbiamo giustamente voglia di simulare questo mondo – aggiunge Tanguy Bertrand – di fare esperimenti, per provare a capire come funziona perché, se volete, c’è un clima su Plutone, un’atmosfera, c’è del ghiaccio ma non è la stessa cosa che sulla Terra”.

“Che ci sia un pianeta tanto dinamico a una simile distanza dal sole – assicura Bernard Schmitt – non ce l’immaginavamo. Questo fa nascere domande supplementari, ma una missione spaziale che fa sorgere più domande di quelle a cui risponde, è una missione compiuta”.

Solo pochi anni fa Plutone e le sue lune non erano altro che pochi pixel nei nostri telescopi. Puntini misteriosi nella fascia di asteroidi oltre Nettuno. Adesso ne sappiamo un po’ di più…ma non abbastanza.

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