Il canto delle galassie


Un team di astronomi coordinato dall’Instituto de Astrofisica de Canarias ha scoperto per la prima volta un legame tra le emissioni radio delle galassie e il processo di formazione stellare. I risultati su Astrophysical Journal.


Accendete la radio: alla frequenza giusta, potreste sentire la musica delle galassie, un canto antico che vi racconterà qualcosa di come nascono le stelle del cielo.

È la scoperta di un team di astronomi coordinato dall’Instituto de Astrofisica de Canarias (IAC), che ha misurato le emissioni radio di un grande campione di galassie a diverse lunghezze d’onda.

Il risultato è stato una sorta di ‘canto’ galattico, che oltre a sorprenderci sull’armonia del cosmo potrebbe anche fornirci fondamentali informazioni sui processi di formazione stellare.

Quasi tutta la luce che vediamo nell’Universo proviene da stelle che ‘abitano’ in dense nubi di gas collocate nel mezzo interstellare o nelle diverse galassie.

La velocità con cui nascono nuove stelle dipende dalla quantità di gas e dalle sue caratteristiche fisiche, come la densità e la temperatura. Per questo misurare il tempo di formazione stellare è cruciale per comprendere i meccanismi fisici alla base della creazione di nuove stelle.

I ricercatori dell’IAC sono partiti esattamente da qui. Analizzando un gruppo di galassie con i dati di KINGFISH (Key Insights on Nearby Galaxies: a Far-Infrared Survey with Herschel) hanno individuato per la prima volta una connessione tra le emissioni radio e la frequenza di formazione stellare.

“Abbiamo usato le emissioni radio a frequenze intermedie tra 1 e 10 GHz – spiega Fatemeh Tabatabaei, prima firma dello studio – perché in passato era già stata trovata una relazione tra le emissioni radio e quelle in infrarosso, e volevamo aumentare i dati disponibili.”

I risultati, pubblicati su Astrophysical Journal, mostrano che le emissioni radio a frequenze sopra la media del range utilizzato possono essere un metro ideale per calcolare la velocità di formazione stellare.

Questo perché a simili lunghezze d’onda la polvere interstellare non è in grado di attenuare o assorbire le radiazioni, che quindi si propagano indisturbate seguendo il processo di formazione stellare. Diventando così una sorta di rivelatore naturale per monitorare la nascita e lo sviluppo di nuove stelle: il tutto a suon di ritmo galattico.

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