Moti peculiari in NGC 1366


Grazie a osservazioni condotte dai telescopi cileni dell’Eso, si aggiunge un importante tassello al puzzle dei moti di peculiari dischi di stelle presenti in alcune galassie: i dischi controrotanti.


 

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Rappresentazione schematica dei due dischi di stelle controrotanti in Ngc 1366.


I moti delle galassie sono molto più complessi di quello che si può credere. In alcuni casi possono persino convivere al loro interno, sovrapposti nelle stesse regioni della galassia, due dischi di stelle con un verso di rotazione uno opposto all’altro – un po’ come se le auto nelle due carreggiate del Grande raccordo anulare condividessero le stesse corsie – e in molti casi anche un terzo disco composto di gas.

Come sia possibile dare origine a tali sistemi complessi è quello che sta studiando attivamente un team internazionale di ricercatori, guidati da un gruppo di astronomi del Dipartimento di fisica e Astronomia dell’Università di Padova e associati all’Istituto nazionale di astrofisica. E proprio a Padova si è da poco compiuto un passo in avanti innovativo nel metodo di ricerca sin ora condotto, passo che permette finalmente di poter datare con precisione, in modo indipendente, la nascita dei due dischi controrotanti. Datazione ora realizzata grazie a osservazioni, compiute dai telescopi dell’Eso – lo European Southern Observatory –  situati a 2500 metri sulle Ande cilene, con le quali gli astronomi padovani hanno scoperto una di queste galassie: Ngc 1366, una galassia lenticolare a circa 56 milioni di anni luce da noi, nella costellazione della Fornace, che sta formando i due dischi controrotanti proprio ora, sotto gli occhi degli astronomi.

«Poter sapere con precisione l’età delle due componenti stellari ha finalmente permesso di testare il processo di formazione fino ad ora solo ipotizzato dai gruppi teorici che simulano la formazione di questi oggetti», spiega Alessandro Pizzella dell’Università di Padova, fra gli autori di un articolo, in uscita su Astronomy & Astrophysics, che descrive i risultati delle osservazioni.

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«Avevamo già mostrato che questo tipo di oggetti si può formare attraverso acquisizione di materiale proveniente da galassie vicine, come nel caso di Ngc 5719, ma molti dischi controrotanti sono stati osservati in galassie isolate, lasciando aperte le porte a diversi possibili scenari. Quella di NGC 1366 è una scoperta molto importante, perché fino a ora potevamo ricavare tutte le informazioni solo a posteriori, osservando il risultato finale, mentre in questa galassia possiamo vedere “in diretta” cosa sta succedendo. Ora a Padova ci stiamo preparando per approfondire, con gli ultimissimi strumenti disponibili, lo studio di questa galassia, che proprio per il fatto di essere stata colta nel momento della formazione dei dischi controrotanti potrebbe svelare altri segreti su questi fenomeni peculiari».

«Non vediamo le singole stelle, che rimangono irrisolte. Quello che vediamo è che, nello spettro della galassia, le righe si sdoppiano: segno che il redshift di una componente – dato dal redshift integrato delle singole stelle – va in un senso, quello dell’altra componente va invece in senso opposto. Da questa misura riusciamo anche a determinare la velocità delle singole componenti».


Leggi il preprint dell’articolo in pubblicazione su A&A, “Kinematic and stellar population properties of the counter-rotating components in the S0 galaxy NGC 1366“.

Fonte

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