Trovato ciondolo in giada con 30 geroglifici: utilizzato dai Maya per i riti della pioggia


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Il pendente è stato trovato nel sito di scavo di Nim Li Punit, nel distretto di Toledo. È lungo una ventina di centimetri e nella faccia posteriore presenta una trentina di geroglifici.


Un team di archeologi dell’Università della California di San Diego ha rinvenuto uno straordinario pendente di epoca Maya in Belize, un piccolo stato dell’America Centrale che conta appena 300 mila abitanti. Il reperto è stato individuato nel 2015 nel sito di Nim Li Punit, nel distretto di Toledo, ma la presentazione è avvenuta solo quest’anno attraverso due distinti studi pubblicati su riviste scientifiche specializzate, uno su Ancient Mesoamerica e uno su Journal of Field Archaeology, dove sono state dettagliate le operazioni di scavo.

Il ciondolo in giada, perfettamente conservato, è lungo una ventina di centimetri, alto dieci e ha uno spessore di appena sette millimetri. Ha una grossolana forma di T e il dettaglio più interessante risiede nei trenta geroglifici disegnati nella faccia posteriore. Nella faccia anteriore c’è incisa una profonda T, che in maya si traduce col termine ‘Ik’ e significa ‘vento e respiro’. Il dettaglio è suffragato dal recupero di altri reperti nella stessa tomba; tra essi un vaso sul quale è scolpito il volto di un uomo dotato di becco, verosimilmente un dio maya del vento. Questo elemento, essendo legato ai monsoni, ha giocato un ruolo fondamentale nello sviluppo della civiltà maya; probabilmente il ciondolo venne utilizzato in seno a cerimonie e rituali per propiziare l’arrivo delle piogge e favorire i raccolti, soprattutto nei periodi di siccità.

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Le due facce del pendente e altri oggetti recuperati nella tomba.


Il team di archeologi, coordinati dal professor Geoffrey Braswell, l’autore principale degli studi oltre che scopritore materiale del reperto, sostiene che il pendente appartenesse a un re chiamato Janaab ‘Ohl K’inich, e che fu sepolto in loco nell’800 dc. Curiosamente, solo con altri oggetti di uso comune e non col corpo stesso del nobile. Gli unici reperti umani trovati nella tomba sono stati infatti solo un paio di denti. La storia narrata dai geroglifici è ancora in fase di interpretazione, ma essa riporta sicuramente alcuni dettagli sui parenti del re e probabilmente su una cerimonia di insediamento a Nim Li Punit. La madre di Janaab ‘Ohl K’inich sembrerebbe essere originaria di Cahal Pech, un sito abbastanza distante dal luogo del ritrovamento del ciondolo, mentre il padre, che morì giovane, era originario del Guatemala. Il pendente in giada è il secondo per dimensioni recuperato nel piccolo paese dell’America Centrale e ora viene custodito nella Banca Centrale del Belize, assieme ad altri tesori nazionali.

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