Le metamorfosi di 67P


E’ un corpo dalla superficie mutevole quello della cometa 67P Churyumov-Gerasimenko. Due nuovi studi, uno dei quali a forte partecipazione italiana, hanno rivelato crolli e fratture avvenuti tra il 2015 e il 2016 e documentati dagli strumenti a bordo della sonda Rosetta.


( In copertina: Immagine della NavCam di Rosetta presa il 10 luglio 2015 a 156,58 chilometri di distanza dal nucleo della cometa 67P. La freccia bianca mostra l’outburst prodotto dal collasso del crinale Aswan.)


Crolli di pareti rocciose che portano alla luce grandi concentrazioni di ghiaccio, massi che rotolano sul fondovalle per decine di metri. E’ un panorama sorprendente e in continuo cambiamento quello della superficie del nucleo della cometa 67P Churyumov-Gerasimenko, ripreso tra il 2015 e il 2016 dalla camera a immagini OSIRIS (Optical, Spectroscopic, and Infrared Remote Imaging System) a bordo della missione Rosetta dell’Esa che emerge dai risultati di due differenti articoli pubblicati sulle riviste Science e Nature Astronomy.

Nei due team internazionali che hanno condotto le indagini, sono coinvolti scienziati di varie università e istituti di ricerca italiani, tra cui il primo nome dell’articolo, Alessandro Pajola che lavora presso NASA/AMES per il CISAS-Università di Padova e gli astronomi dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) Gabriele Cremonese e Marco Fulle.

Le indagini ottenute con OSIRIS, strumento che vede un significativo contributo italiano, il cui canale a grande angolo è stato realizzato dal  CISAS (Centro di Ateneo di Studi e Attività Spaziali dell’Università di Padova) per l’ASI, l’Agenzia Spaziale Italiana, e INAF, hanno permesso di osservare per la prima volta le variazioni di strutture sulla superficie del nucleo di una cometa durante il suo passaggio al perielio – ovvero la porzione della traiettoria che si avvicina maggiormente al Sole – e comprendere con maggiore precisione i meccanismi che modellano la superficie stessa.

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Immagine della camera a campo stretto (NAC) di OSIRIS del costone roccioso Aswan presa il 21 settembre 2014 a 27,6 chilometri dalla superficie del nucleo.La freccia bianca mostra una frattura sul crinale lunga 70 metri e larga 1 metro.


L’articolo pubblicato su Nature Astronomy, descrive il distacco rovinoso di una parte di materiale del costone roccioso denominato Aswan e collocato nella regione Seth del nucleo di 67P. Il 10 luglio del 2015 oltre 57 mila metri cubi di materiale sono precipitati verso valle per circa 150 metri, accompagnati da un violento getto di polvere e gas osservato dalla Navigation Camera di Rosetta. Dopo cinque giorni, le riprese della zona ottenute da OSIRIS hanno non solo confermato il crollo ma hanno messo in evidenza che l’evento aveva esposto una zona interna del nucleo assai brillante: oltre sei volte quella della superficie circostante, molto scura. I ricercatori ritengono assai probabile che la regione brillante esposta dopo il crollo sia composta da ghiaccio. La 67P ha veramente stupito tutti in quanto nella zona di Aswan la temperatura è variata di 200 gradi in 20 minuti.

Il secondo articolo pubblicato sulla rivista Science e guidato da Ramy El-Maarry, ora all’Università di Boulder in Colorado, (USA) ha passato in rassegna le trasformazioni della superficie della cometa 67P registrate dalla missione Rosetta dall’estate del 2014 fino alla sua conclusione, nel settembre del 2016, quando la sonda si è definitivamente posata sul nucleo cometario. Il team ha evidenziato l’estremo dinamismo geologico della cometa, che in un periodo di tempo così limitato ha fatto registrare crolli di fianchi rocciosi – come nell’evento di Aswan –  o fratture superficiali che si aprono e si allargano, massi che cambiano posizione spostandosi di decine di metri, ma anche piogge di detriti che vanno a ricoprire alcune zone della superficie.

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Immagine della camera a campo stretto (NAC) di OSIRIS del nuovo profilo del crinale Aswan ottenuta il 18 maggio 2016 a 8,4 chilometri di distanza dalla superficie del nucleo della cometa 67P. Le frecce bianche mostrano il nuovo profilo della struttura geologica dopo il crollo.


 

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