Mammiferi sempre più piccoli a causa del riscaldamento globale


Attraverso l’analisi di fossili primitivi è stato dimostrato che i mammiferi tendono a ridurre le proprie dimensioni in risposta all’innalzamento delle temperature.


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I denti fossili recuperati dai ricercatori.


Un team di ricercatori dell’Università del New Hampshire di Durham (Stati Uniti d’America) ha dimostrato che l’innalzamento delle temperature provocato dal riscaldamento globale innesca la riduzione nelle dimensioni dei mammiferi, una risposta adattativa che sfocia nel cosiddetto nanismo. Per giungere a questa conclusione, gli studiosi coordinati dalla dottoressa Abigail D’Ambrosia hanno analizzato una serie di fossili, in particolar modo denti e ossa mascellari, recuperati nella regione Bighorn Basin del Wyoming, un plateau di 160 chilometri noto per la sua ricchezza di reperti di antichi mammiferi. I ricercatori hanno concentrato i propri sforzi su determinate specie, vissute in periodi nei quali sono stati evidenziati i cosiddetti picchi termici.

Il punto di riferimento della ricerca è stato il ‘Massimo termico del Paleocene-Eocene’ (PETM) avvenuto 54 milioni di anni fa, che in ‘appena’ 20mila anni determinò un aumento di temperatura di 6° centigradi. Sapendo che esso fu associato a una sensibile riduzione nelle dimensioni degli animali (del 30 percento), gli studiosi hanno voluto indagare su altri periodi analoghi per verificare il ripetersi del fenomeno. Studiando i fossili di Arenahippus (un cavallo dalle dimensioni di un cane) e di un antenato dei conigli grosso come una mucca, il Diacodexis, è emerso che anche il picco termico denominato ETM2 ha determinato una riduzione delle dimensioni: 14 percento nella prima specie e 15 percento nella seconda.

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Il sito in Wyoming dove sono stati recuperati i fossili.


“Abbiamo trovato le prove del nanismo nei mammiferi durante questo secondo picco ipertermale – ha sottolineato la D’Ambrosia – tuttavia è stato meno estremo rispetto al PETM”. “Ciò suggerisce che ci possa essere una relazione tra l’intensità del riscaldamento globale e il grado di nanismo nei mammiferi”, ha concluso la ricercatrice. Con tali premesse, gli studiosi ipotizzano che in futuro il riscaldamento globale possa comportare la riduzione nelle dimensioni dei mammiferi selvatici molto più rapidamente che in passato. Questo fenomeno ha una stretta correlazione con la superficie corporea esposta al calore e con la disponibilità di cibo (un terreno arido è più povero); poiché l’essere umano può contare su ampie riserve alimentari e tecnologia per proteggersi dal caldo, secondo gli studiosi non dovrebbe andare incontro a tale evenienza, sebbene non si possa escludere del tutto. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati su ScienceAdvances.

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